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I suoi due figli, Bernarduccio e Tegrimo, invece, vivevano a Pisa e continuavano a curare gli interessi dei Carincioni che si arricchivano sempre più grazie ai traffici con i mercati orientali. Ogni tanto uno dei due figli andava ad Accon a trovare Bartolomeo e insieme decidevano le partite di merci da comprare e i nuovi investimenti da fare, non solo a Pisa ed in Oriente, ma anche in Sardegna e in Francia. Bartolomeo, pur amando la sua città natale e i suoi figli, non voleva far ritorno a Pisa perché i suoi affari e i suoi impegni pubblici ad Accon gli davano molta soddisfazione. Ormai la moglie era morta e i figli poteva comunque vederli ogni tanto. Lì, ormai, aveva una nuova casa, nuovi amici e una vita piena di interessi: era diventato ormai un sostegno e una guida per tutti i Pisani che si avventuravano in Oriente. Tanti mercanti chiedevano consiglio a lui su come amministrare i propri affari, su quali erano le abitudini dei musulmani, quali le merci migliori. Fu proprio per dare un consiglio ad un mercante genovese, suo amico, che un giorno Bartolomeo andò al porto per visionare un carico di stoffe provenienti da Damasco. La merce non era ancora stata scaricata e così Bartolomeo e Taddeo, il suo amico, furono costretti a salire a bordo per vedere le stoffe. Arrivati sulla tarida, il proprietario li invitò a guardare la merce pregiata che aveva portato... Erano davvero delle stoffe bellissime... «Mio caro Taddeo, queste stoffe sono bellissime... Farai degli ottimi affari... Vedrai, le nobildonne di Genova te le compreranno tutte per farsi dei vestiti meravigliosi...» Taddeo accettò il consiglio di Bartolomeo, concordò subito
il prezzo per l'acquisto e spiegò dove si trovava il magazzino
nel quale dovevano portagli la merce appena comprata. |
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