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Sarebbe potuta finire male, l’Ordine era molto severo verso i giovani che si dimostravano indisciplinati e per casi di quel tipo si rischiava fino a qualche mese di carcere. Tra l’altro, nei mesi del processo, Jacopo aveva già iniziato a navigare sulle galere dell’Ordine e l’esperienza lo aveva a di poco entusiasmato, e solo l’idea di dover rinunciare a tutto ciò lo gettava nella disperazione più profonda. Per fortuna, alcuni presenti alla rissa testimoniarono in suo favore e in breve tempo fu scagionato da ogni accusa, potendo riprendere regolarmente a perfezionare la propria formazione. Durante la sua permanenza a Pisa, Jacopo partecipò anche a giochi d’arme e tornei, nei quali si simulavano vere battaglie e si mettevano così alla prova quanto si era imparato al corso di addestramento e di lotta. Fu quella la prima volta che il giovane cavaliere indossò la sua armatura, insieme ai suoi compagni.
Dopo un paio d’anni dal suo ingresso, Jacopo cominciò la sua vera carriera sulle galere stefaniane e fin dai primi tempi, oltre alla navigazione di vigilanza lungo le coste tirreniche per garantirne la sicurezza dagli attacchi dei pirati, episodi davvero frequenti all’epoca, partecipò anche a pericolose spedizioni contro i barbareschi in acque nemiche, e – così come aveva desiderato – riuscì ad avverare il suo sogno di avventure.
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