Vie di scambio - L'età medievale

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I rischi della navigazione

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Pisa emporio marittimo
Fonti

I rischi del mare e i pericoli della navigazione erano molti e spesso imprevedibili. Vi era anzitutto il problema della vulnerabilità del mezzo navale, si trattasse di galere o di una qualsiasi delle altre imbarcazioni di piccolo tonnellaggio che solcavano le acque del Mediterraneo.

L’impossibilità di una vera pianificazione dei viaggi portava poi spesso a dover continuare la navigazione anche in inverno, quando le incertezze dovute alle intemperie mettevano a repentaglio la stessa sopravvivenza degli equipaggi, oltre che esporre il mercante alla possibile perdita del carico (non foss’altro che per alleggerire l’imbarcazione in caso di tempesta).
Si doveva considerare poi, e non erano da meno, la minaccia di un attacco dei pirati. Proprio dall’elaborazione del concetto di rischio, e nel tentativo di salvaguardarsi nella misura del possibile, prendono vita molti strumenti economico-giuridici quali, solo per citare i più importanti, il noleggio, la commenda, l’assicurazione, il prestito a cambio marittimo.
In alcuni casi, e in particolare per lo sviluppo dell’istituto assicurativo, il caso pisano ha rivestito un’importanza fondamentale.


L’istituto assicurativo



L’istituto assicurativo è stato oggetto di molti studi da parte della storiografia, ma le fonti archivistiche pisane sono state al centro di alcune delle più importanti scoperte in questo campo, rivelando per altro modalità anomale di grande interesse. Nel corso del Trecento, Pisa, che vide il declino progressivo della sua presenza mediterranea per affermarsi a livello tirrenico (mantenendo però alcuni contatti con la Francia meridionale, le Baleari e la Barberia), dilatò la propria vocazione mercantile non più in ambito marittimo, bensì terrestre e manifatturiero (laniero, prevalentemente), contribuendo allo sviluppo della banca moderna e al successo del sistema di credito di esercizio.
L’importanza dell’assicurazione marittima per favorire lo sviluppo del commercio è evidente, anzi, giocò un ruolo almeno di pari importanza a quello dei progressi della tecnica nautica, agevolando il finanziamento delle imprese marittime e limitando l’entità dei possibili danni economici.

Lo strumento finanziario al quale ricorreva il commercio marittimo pisano – in mancanza dell’assicurazione - era la commenda, e quella pisana risultava essere peculiare non solo per sopravvivere più a lungo rispetto ad altre realtà, ma per costituire una più stretta relazione tra l’aliquota spettante al socius stans, l’accomandante, ed i rischi connessi al viaggio, quel risicum maris et gentium al quale si esponeva il mercante.
A Pisa si nota una peculiare somiglianza tra i due contratti, quello del prestito a cambio marittimo e quello di commenda, quasi fino ad annullarne le differenze e assistere ad una situazione nella quale il mercante si avvaleva della commenda a scopo assicurativo, così come avveniva con il prestito, che vide poco a poco ridursi il suo impiego.
Questo fenomeno fa sì che nelle fonti pisane sia possibile reperire tracce della coincidenza tra commenda ed assicurazione, come è dimostrato dagli studi condotti presso l’Archivio cittadino. Si tratterebbe di una prima formula nella quale commenda ed assicurazione si combinano attivandosi non contemporaneamente, bensì quest’ultima si attivava solo in caso di conclusione positiva del viaggio in oggetto. Questa novità rappresenta un’ulteriore prova della vivacità dell’ambiente mercantile pisano, le cui esigenze furono alla base della nascita di un contratto di assicurazione autonomo ed originale.
I documenti attestano infatti come si sia raggiunto, qui prima che altrove, l’enucleazione di una polizza assicurativa dalle caratteristiche moderne fin dal 1322.
Questo fu senza dubbio una delle eredità più rilevanti lasciateci dai mercanti pisani.

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