Carpenteria
I limiti delle fonti |
Le difficoltà per conoscere come erano realizzate le imbarcazioni medievali sono innumerevoli. Si possono riassumere tre principali tipi di fonti dalle quali trarre informazioni: l’iconografia, cioè le rappresentazioni grafiche di ogni tipo, che hanno però il grosso limite di rappresentare prevalentemente soltanto la parte fuori dall’acqua, e non la struttura dello scafo, oltre ad essere spesso realizzate da artisti non specializzati in carpenteria e quindi inesperti quanto a come raffigurare i dettagli tecnici; l’archeologia navale, cioè lo studio dei relitti conservatisi fino ad oggi, e in questo caso il passato ci restituisce per lo più solo alcune parti delle imbarcazioni, prevalentemente sezioni della chiglia e parti del carico che non siano andate distrutte; le testimonianze scritte, quali la documentazione letteraria dei più svariati temi e valore, spesso reinventata e poco attendibile, e i rarissimi testi tecnici, in genere di difficile interpretazione, soprattutto per la perdita della terminologia indicata (che non è sopravvissuta al tempo, oltre che poter avere significati differenti a seconda dell’epoca e della zona d’origine).
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L'importanza della silvicoltura |
Si consideri che la vita media di una galera era attorno ai dieci anni, era quindi di primaria importanza poter ricorrere a legname di qualità sia per rinnovare parti della imbarcazione che per costruirne di nuove. È del resto indubitabile che la tradizione cantieristica millenaria di Pisa poggiasse proprio sulla possibilità di avvalersi di legname di ottima qualità, proveniente dalle zone circostanti, tanto dalle aree costiere che dai boschi delle dorsali Apuane e appenniniche, materiale appositamente selezionato per finalità carpentieristiche.
Spinello Aretino, Battaglia Navale, (1407-1408). Siena, Palazzo Pubblico (particolare) |
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