Imbarcazioni - L'età moderna

Le imbarcazioni:

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Le imbarcazioni in uso in Toscana nell'età moderna

Occorre anzitutto avvertire come i termini utilizzati e le caratteristiche descritte sono necessariamente indicative, perché anche imbarcazioni di uno stesso tipo potevano comunque avere parecchie differenze tra loro, a seconda del periodo di costruzione e degli arsenali dove erano state realizzate. Nel periodo a cavallo tra XVI e XVII secolo, le navi potevano essere distinte in due grandi classi: quelle dotate di due sistemi propulsivi, ovvero la forza muscolare dei rematori e l'apparato velico e quelle che potevano affidarsi solamente all'energia eolica. Queste le tipologie principali:

Galera


Galera alla fonda vista di poppa con accanto imbarcazioni mercantili e barche intente alla pesca”.

Penna e inchiostro bruno su carta, mm235x341 – Uffizi G.D.S. cart 2, n.111, Baccio del Bianco, 1626-1627, eseguito al porto di Livorno. F

Galleria/Gallery

 

 

 

La imbarcazione tipica della flotta stefaniana è in genere una galera ordinaria (ma si ricordi che la galera da combattimento, o sensile, si differenziava dalla mercantile per essere più veloce e dotata di scafo più snello), a 26 o 25 banchi (a babordo, un banco è soppresso per poter installare il focone della cucina), battente le insegne dei Cavalieri di Santo Stefano con lo stemma del Granducato di Toscana (cinque palle rosse ed una, in alto, blu).
L'armamento classico per le galere, ovvero principalmente composto da cannoni, laterali (quattro) ed uno centrale di maggior calibro, tutti montati su affusti scorrevoli (slitte); seguivano poi diverse petriere sulle impavesate. I remi, lunghissimi (in media di 14 metri), trovavano maggior potenza e maggior braccio di leva appoggiando su di un prolungamento della coperta fuori bordo a forma di loggiato, ed erano azionati da 5 o 6 rematori (sistema a scaloccio). Ad incremento della forza motrice, due grandi vele latine venivano issate con lunghi pennoni a due robusti alberi, inoltre, in navigazione e col vento favorevole, l’alberatura e la velatura potevano essere aumentate. La velocità poteva raggiungere tra i 10 ed i 12 nodi a vela, e tra i 4 e i 7 nodi a remi.
Gli scafi delle galere stefaniane rappresentavano un vero capolavoro di tecnica navale: snelli e stretti, lunghi 50 metri (ma potevano arrivare fino a 55) e una larghezza intorno ai sei metri, con una voga di trenta metri per lato, superavano in efficienza nautica le galere di Venezia e di Genova.

I legni di Cosimo I erano noti per l’arte decorativa che ne rendeva unica la loro bellezza e per la innovativa costruzione tecnica. Legni dallo scafo snello, lungo e agile alla manovra, fattori molto importanti in caso di incontro con unità avversarie perché avrebbero dato al capitano la possibilità di scegliere se attaccare o ritirarsi, servito da un corredo di remi adattissimi e da una velatura efficiente, ammirevole per i colori di cui era formata, tra i quali primeggiava in vivace contrasto l’arancione, l’azzurro, il rosso. Si corredavano di fiamme sfarzose, bandiere splendide sui castelli poppieri, pavesi grandi e piccoli dai colori smaglianti, e un insieme fiabesco di fanali, di altorilievi e bassorilievi scolpiti in legno pregiato e dorati, ornamentazioni di bronzo. Lo scafo internamente era diviso in più locali, ognuno dei quali dotato di un proprio boccaporto e a parte quelli che si trovavano a poppa e che servivano da cabina per il comandante della galera e gli altri ufficiali ed uno dove era sistemata l'infermeria, gli altri erano piccoli, bassi e venivano utilizzati come depositi per le armi, le munizioni, i viveri, le sartie, le vele e i pezzi di rispetto. Il pavimento di questi locali era costituito dal pagliolo, sotto il quale vi erano una ventina di tonnellate di pietre levigate e ciottoli che servivano da zavorra, spesso insieme a due o trecento palle da cannone.
La tecnica di attacco mirava allo speronamento della nave avversaria con la lunga sporgenza di prua (lo sperone prodiero, spesso in bronzo massiccio, predisposto per investire e squarciare i fianchi delle galere avversarie, o di trattenerle per permetterne l’arrembaggio) in combinazione con l'armamento di bordo.

Verso la fine del Seicento questo tipo di nave cadde in disuso soppiantata dal moderno vascello. A questa data l'evoluzione della galera era ormai arrivata al massimo grado di perfezione; una delle ultime innovazioni fu l'introduzione di un albero di artimone a poppa.

 

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