Galeazza
Galeazza. Penna e inchiostro bruno su carta, mm 235x335, Uffizi, G.D.S., cart.2, n.115. Baccio del Bianco, 1626-1627, eseguito al porto di Livorno. |
Ottima unità difensiva, assai più grossa della galera, se non addirittura gigantesca, dall’alto bordo, con uno scafo lungo 70 metri ed una coperta larga più del doppio della galera da corsa. È azionata dai remi e dalle vele; ha un palamento di 32 banchi, tre alberi con vele latine, due castelli di batteria in tre ordini, 36 grossi cannoni, 64 petrieri, 1200 uomini di equipaggio. Quantunque non sia nave di fila, serve tuttavia egregiamente sul campo di battaglia a proteggere la linea, ed a porre tra i due fuochi l’ordinanza del nemico. Di fatto fu il tentativo meglio riuscito di creare una nave a remi armata in grado di trasportare molti cannoni, con il pregio di poter far fuoco da tutti i lati, seppur si caratterizzò sempre per essere una imbarcazione lenta, con velature poco maneggevoli date le grandi dimensioni. A Lepanto, nella battaglia del 1571, costituirono una vera sorpresa per i Turchi, che non si aspettavano delle bordate laterali, ma poi rimasero al di fuori dello scontro e non svolsero praticamente alcun ruolo decisivo. Nella Marina stefaniana si citano talvolta le galeazze senza
precisare mai esattamente la loro tipologia.
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Galeone
A.Tassi, Galeone in costruzione all'interno del Porto di Livorno (XVII sec). Olio su tela, Genova,Museo Navale. |
I galeoni sono un tipo di nave di origine atlantica, con ogni probabilità ideati nella penisola iberica quale naturale evoluzione della nave velica medievale. Si tratta di imbarcazioni superiori alle galeazze per forma e per potenza, sebbene, come quelle, abbiano uguale lunghezza e larghezza; anch’essi di bordo alto e massiccio, rilevato a poppa e a prua, con 14 portelli al primo ponte ed altrettanti al secondo. Sono armati con 60 pezzi di artiglieria, hanno quattro alberi, due per vele quadre e due per vele latine, e stazzano fino a 5000 salme, 7690 tonnellate. Il galeone non riuscì a sostituire le galere nel secolo XVII, che fu quello di massima attività nel campo dell’arte navale remiera, il secolo della maggiore attività marinara stefaniana, e ciò per due ragioni essenziali: anzitutto perché le galere da corsa e da caccia si prestano meglio ad azioni di sorpresa, a velocità di manovra ed a rapide aggressioni; poi perché le galere permettono più facilmente l’arrembaggio e il combattimento corpo a corpo, vera risorsa dei guerrieri stefaniani. L'Ordine di Santo Stefano in realtà dimostrò sempre assai poco interesse per questo tipo di imbarcazione, seppur fin dal 1598 si citino nella sua flotta due galeoni ed altri ancora, più o meno grandi, navigarono certamente sotto la bandiera toscana, se non altro per scopi mercantili. Un'aspetto interessante: sul galeone non ci sono a bordo né schiavi né forzati, ma solo uomini liberi e marinai esperti dell'alberatura e del navigare.
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