Le imbarcazioni: ciò che rimane La nascita
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Prima ancora della fondazione dell’Ordine stefaniano le galere medicee erano sette: la Padrona, la Pisana, prima galera costruita negli arsenali pisani sotto il governo mediceo nel 1547 e poi passata alla flotta stefaniana, la Fiorenza, la Grifona, la Vittoria, la Pace e la Lupa. Queste imbarcazioni sfoggiavano una coreografia ornamentale meravigliosa: grandi bandiere di damasco rosso con l’arme dei Medici e con le vecchie bandiere pisane. Erano costruite nell’arsenale di Pisa sull’Arno, ed erano le prime “galere lunghe” del Mediterraneo. La meraviglia ed ammirazione di amici e nemici si accrebbe poi con le costruzioni navali proprie dell’Ordine, sia per tecnica costruttiva, impostando in primo piano il problema della velocità e della agilità di manovra, sia per arte decorativa. In tal modo la Marina stefaniana fu allo stesso tempo un modello di ingegneria navale e di arte raffinata. Due soprattutto furono i problemi che interessarono principi e costruttori: quello della velocità e quello degli armamenti. Fra le galere dell’Ordine la più vecchia è la “pisana”, costruita nell’arsenale cittadino nel 1546. Ha già sedici anni quando viene consegnata agli stefaniani, un’età rispettabile visto che in media una tale imbarcazione aveva un ciclo di vita di circa 24 anni, ma questa imbarcazione doveva esser stata particolarmente ben costruita, visto che se ne trova ancora notizia nel 1571, in occasione della battaglia di Lepanto, anche se potrebbe trattarsi di un’altra galera (secondo l’uso dell’epoca di ripetere lo stesso nome per la nuova unità che veniva a sostituire la vecchia).
Nel 1563 la flotta dell’Ordine constava di sole quattro galere: la Capitana, la Fiorenza, la Pisana e la Toscana. Al principio del secolo XVII l’armata stefaniana comprendeva già alcune grosse unità navali, di proprietà dell’Ordine e sotto la capitaneria dei cavalieri. Si trattava di ben dieci imbarcazioni: la Pisana, la Livornina, la Siena, la Padrona, la Santa Margherita, la S. Carlo, la Santa Cristina, la Capitana, la Santa Maria e la S. Cosimo. Decorazioni. A bordo le ornamentazioni non appaiono molto vistose, tranne qualche intaglio sulle cassapanche e sulle impavesate, qualche doratura e un paio di fanali di rame da illuminazione. È però sulla poppa e il castello poppiero della galera che si possono apprezzare le opere d’impreziosimento di intagliatori e doratori. Alcune galere infatti, oltre al carattere bellico precipuo, hanno anche l’ufficio di scortare e trasportare principi ed alte autorità laiche ed ecclesiastiche, la cura della loro decorazione è peculiarmente curata. Persino Michelangelo Buonarroti il Giovane, nipote del grande Michelangelo, ci ha lasciato notizia di questi motivi artistici lasciandoci una descrizione dettagliata della galera Capitana Nuova che nel 1600 portò Maria Medici da Livorno a Marsiglia per andare a nozze con Enrico IV. Per avere una imbarcazione veramente fastosa si deve però attendere lo sviluppo del gusto barocco, nel XVII e XVIII secolo, quando il trionfo di sculture a tutto tondo e dei colori vivaci divenne davvero impressionante, con selve di figure mitologiche, mostri marini e donne prosperose, fastoni di tamburi e cannoni e compare, per la prima volta, la targa con il nome della nave.
G.Ferrari, Progetto per la decorazione della poppa di una galera genovese (Seconda metà XVII secolo) In realtà, in Toscana, né i Medici, né i Lorena permisero mai i costosissimi eccessi pretesi dall’estetica barocca. Comunque alcuni frammenti decorativi di antiche galere pisane (bandiere, tamburi e armature), attribuiti a Santino, noto intagliatore pisano, sono ancora visibili tra gli oggetti che compongono il “tesoro” della Chiesa dei cavalieri.
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