“Galera andata in costa”. Penna e inchiostro bruno, piccolo formato. Uffizi, G.D.S., cart.2, n.91-93. Baccio del Bianco, 1626-1627, eseguito al porto di Livorno. Questo schizzo di riferisce a un naufragio avvenuto nei pressi di Livorno e ripreso dal vero. La galera è andata in costa dove giace con i remi scomposti e l’attrezzatura velica danneggiata. I naufragi non erano cosa rara: da una inchiesta fatta nel 1618, risultò che la Marina stefaniana scarseggiava di buoni piloti e di ufficiali di qualità. Potrebbe però anche trattarsi di una nave barbaresca. |
“Combattimento fra una galeazza e due galere”. Disegno di fantasia, penna e inchiostro bruno su carta, mm 248x345, Uffizi, G.D.S., cart2, n. 77. Baccio del Bianco, 1626-1627, eseguito a Livorno. A tutta prima sembrerebbe l’effetto di una mareggiata che abbia mandato in costa una galeazza e due galere, delle quali una sta affondando, ma non si ha notizia che un naufragio così importante sia avvenuto nel periodo in cui Braccio del Bianco si trovava a Livorno. Osservando meglio, si tratta di un combattimento, a giudicare dalle nuvolette di fumo attorno alla galeazza probabilmente provocate dalle cannonate. |
“Particolare della poppa di un galera”. Penna e inchiostro bruno su carta, mm 135x186 – Uffizi G.D.S, cart.2 , n.122. Baccio del Bianco, 1626-1627, eseguito al porto di Livorno. Appare chiara la struttura del palco di poppa, che si eleva sullo scafo. Le decorazioni dei pannelli delle impavesate laterali sono appena accennate; il tendale che copre la carrozza è appoggiato su aste di sostegno. Questa nave era probabilmente genovese. |
“Gruppo di galere in porto con barche e un galeone sullo sfondo”. Penna e inchiostro bruno su carta mm 221x352 – Uffizi G.D.S., cart 2, n.95 - Baccio del Bianco, 1626-1627, eseguito al porto di Livorno. |
“Galera vista di prora”. Penna e inchiostro bruno su carta, mm 234x316 – Uffizi G.D.S., - cart.2, n.104, - Baccio del Bianco, 1626-1627, eseguito al porto di Livorno. L’armamento artiglieresco di una galera era tutto a prora. Si trattava di un grosso cannone centrale detto “di corsia”, perché quando non doveva essere utilizzato era tirato indietro nella “corsia”, una lunga e angusta struttura che univa la prora e la poppa separando i banchi di dritta da quelli di sinistra, e da quattro cannoni minori affiancati ai lati dell’arma maggiore. Queste cinque bocche da fuoco, erano situate, sempre sul “posticcio”, nella parte prodiera, sotto un palco coperto detto “rembata” (da cui viene la voce arrembare). Sopra il palco, che durante i combattimenti poteva essere reso più protetto con delle impavesate in legno, si appostavano i soldati “di guarnigione” per far fuoco con le loro armi o per difendere la nave all’arma bianca, in caso di arrembaggio o per assalire la nave nemica. Sono visibili lo sperone a prora l’ancora, o meglio il ferro, a quattro marre e le due strette passerelle che facilitavano il passaggio dalla rembata alla “palmetta”, cioè la piattaforma quasi triangolare all’estrema prora, prima dello sperone, dalla quale i marinai compivano le operazioni per affondare o salpare l’ancora o per le manovre di ormeggio. Sopra la rembata i soldati in vario abbigliamento dell’epoca. Non esistevano ancora le uniformi. I remi di una galera, per la loro lunghezza, il loro peso (120-130 Kg) e il loro ingombro, non potevano esser rientrati sullo scafo. Pertanto le galere, quando non usavano i remi, ferme e sottovela, avevano sempre i remi alzati lungo il bordo. |