Il Mondo degli Arsenali - La tradizione mediterranea di Pisa

Le attività portuali

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Non a caso molti antichi autori hanno celebrato il ruolo marittimo di Pisa, fino ad ipotizzare quale suo fondatore un personaggio mitico, Piseus, dal quale l’insediamento avrebbe preso il nome, e al quale si attribuiva l’invento di un elemento dell’ingegneria nautica particolarmente significativo, i rostra (Plinio, Nat.Hist., VII, 56, 201).
Abbiamo notizia dalle fonti che in Porto Pisano nell’età antica vi furono collegi di fabbri navali (Fabri navales) e di calafati (tignarii pisani), considerati dalla legge romana come corpo morale. Dione Cassio ricordò quel porto come una antichissima sede di edificatori di navi e di collegi di legnarii e di calafati, raccolti in corporazione con propri ordinamenti, cioè dotati addirittura di propri statuti. È evidente che una tale diffusione dell’arte navale fosse favorita dalle caratteristiche dell’ambiente circostante, una natura particolarmente ricca di legname di ottima qualità e adatta alla carpenteria. Ce lo testimonia anche Strabone che proprio la ricchezza delle materie prime avevano contribuito in maniera determinante in fare di Pisa una città florida e benestante.
A ricordare i collegi di carpentieri e calafati vi sono poi le iscrizioni ancora presenti nel Camposanto monumentale pisano, come quella dalla quale si viene a conoscenza che Marco Nevio Restituto, capo della tribù “galeria Pisana”, aveva disposto come suo testamento il lascito dell’ingentissima cifra di quattromila sesterzi a favore del “Collegio dei fabbricatori di navi dell’antichissimo Porto Pisano”, altrimenti, in mancanza di questo, sarebbero dovuti succedere i calafati.


Nave di Dugga, unità da guerra romana (III sec. d.C.) in navigazione a remi, illustra il mito di Dioniso e i pirati.
Mosaico policromo


Costruzione e costruttori navali dalle fonti antiche

 

Da fonti antiche, quale in particolare la ricca “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio, e da una ricca iconografia si hanno notizie molto precise sulla costruzione e l’uso delle imbarcazioni, come delle professionalità dedite alla carpenteria. Le iscrizioni reperite presso alcune strutture portuali confermano inoltre la presenza di molti lavoratori specializzati dediti alle varie attività necessarie in un arsenale. Se ne ricordino almeno i principali. I maestri d’ascia si occupavano della selezione dei legni, privilegiando il pino, l’abete e il cedro, per la realizzazione dei fianchi dello scafo, mentre il pino era il preferito per la chiglia e la quercia, più resistente, per la sottochiglia.
I calafati, erano invece addetti alle opere di impermeabilizzazione. In genere riempivano le fessure tra le travi della struttura con stoppa imbevuta di pece, che poi veniva spalmata anche sull’intero scafo. Spesso ricoprivano anche l’opera viva con lastre di piombo, dopo averla ben ricoperta con uno strato di materiale impeciato. Risulta curioso notare come fosse d’uso pitturare le imbarcazioni di colori molto vivaci, porpora, blu, bianco, giallo e verde, ottenuti solitamente realizzando una miscela di cera liquida e coloranti da applicare poi coll’ausilio di pennelli.
Di grande importanza erano inoltre il “faber lignaius” o “tignarius”, corrispondente a grandi linee al nostro falegname, e soprattutto i “fabri navales”, specializzati nella costruzione e nella manutenzione delle imbarcazioni, e che si suddividevano ulteriormente al loro interno in ulteriori specializzazioni.
Occorre infine accennare anche a tutte quelle professioni non pertinenti all’area dell’arsenale, ma piuttosto a quella dello scalo portuale e delle darsene, come ad esempio coloro che si occupavano del carico e scarico delle merci avvalendosi di piccoli battelli, i “lenunculari”, o quanti più specificamente erano addetti ai trasporti fluviali, quali i “trajectari”, gli “scaphari” ed i “lintrarii”, e infine i “codicarii” che badavano alle bestie addette al traino dei barconi fluviali e le guidavano durante il percorso.

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