Il mondo degli Arsenali - L'arsenale della Repubblica

Il primato della carpenteristica

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Fonti

Almeno fino agli inizi del XII secolo, ma probabilmente anche molto oltre, i pisani godettero di un indubbio primato sul mare, e questo fu possibile fondamentalmente perché erano più avanti degli altri nella carpenteria navale, ossia, nella capacità di costruire le navi. Ciò derivava dall’antichissima tradizione che essi avevano ereditato dai secoli precedenti.
Persino nei più difficili tempi delle invasioni barbariche, Gregorio Magno era ricorso all’aiuto pisano per opporsi ai dromones dei goti, chiara testimonianza dell’attività perdurante degli arsenali cittadini. Le navi fabbricate nei cantieri pisani godevano di ottima fama in tutto il Mediterraneo, come è testimoniato dall’uso che ne facevano i mercanti marsigliesi nel corso del Duecento, e come si deduce dai privilegi che il sultano di Tunisi aveva concesso ai pisani nell’agosto del 1264 in cambio della possibilità di utilizzarne le navi stanziate nei suoi porti.


Il legname


Una tale fama non era certo immeritata. Anzitutto, per costruire delle imbarcazioni di qualità, era necessario avere a disposizione un’ampia scelta di legname, possibilmente boschi di grande estensione nei quali poter selezionare le specie arboree più adatte, in termini di durezza e resistenza alla stagionatura, quindi poterne prelevare i fusti dotati delle curvature adeguate a sopportare le sollecitazioni specifiche delle varie parti di uno scafo. Pisa, in questo senso, godeva di una situazione privilegiata, potendo attingere alle foreste costiere, dalla pianura del fiume Magra alla Maremma, ed a quelle dei monti dell’interno, che si estendevano dalle spalle della città fino al Mugello. Né era affatto insolito che Pisa facesse commercio del legname pregiato, e Genova si annoverava tra le principali acquirenti, o che vendesse le imbarcazioni già realizzate nei propri arsenali (come si faceva ad esempio a Tunisi od ai mercanti di Marsiglia).

 

Le riparazioni
Gli arsenali pisani non servivano poi soltanto a realizzare nuove imbarcazioni, ma si dimostravano anche in grado di rimettere in sesto e riparare quelle bisognose di manutenzione o comunque danneggiate da “incidenti” dovuti alla navigazione e alle intemperie, ma anche ad avventure piratesche (perpetrate o subite). Quest’ulteriore esperienza che si metteva al servizio della flotta pisana costituì un fattore aggiuntivo di successo delle forze marittime della Repubblica.
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