L’Arsenale Medievale di
Pisa

Ricostruzione ipotetica della Darsena della tersanaja
del secolo XIII, detta Cittadella
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Nonostante la esiguità della documentazione esistente, gli storici
concordano nell’ipotizzare un’attività consistente
dei cantieri della Tersana durante il Duecento.
A dimostrazione della presenza di una rilevante forza navale, vi è
la partecipazione dei pisani alle crociate. Alla 1° erano presenti
probabilmente tra la fine del 1097 e l’inizio del 1098 (partecipando
all’assedio di Antiochia) e più sicuramente nel 1099 (prendendo
parte alla conquista di Gerusalemme). Per il loro aiuto ottennero, come
avvenne poi anche in successive occasioni, ambite e prodighe ricompense.
Si ricordi, ad esempio, la nomina dell’arcivescovo di Pisa Daimberto
a patriarca di Gerusalemme, mentre ai mercanti pisani fu permesso di stabilire
importanti stanziamenti ad appoggio dei loro commerci in varie sedi del
Levante e dell’Impero bizantino, come a Costantinopoli (1111). La
conquista delle isole Baleari, tra il 1113 e il 1115, strappate al dominio
saraceno, rese infine possibile consolidare la potenza militare e commerciale
della Repubblica su buona parte del Mediterraneo.
Nonostante l’epocale sconfitta subita il 6 agosto 1284 alla Meloria
– isoletta prospiciente alla costa pisana - ad opera dei Genovesi,
che comportò la perdita di parte della flotta repubblicana e la
morte o la lunga prigionia di migliaia di Pisani, tra Duecento e Trecento
continuava a sopravvivere la secolare vocazione marinara di Pisa. I tempi
però erano assai poco clementi per quanti aspiravano a veder risorgere
la gloriosa Repubblica. Nel 1290, a settembre, i Genovesi provocarono
a Porto Pisano un danno gravissimo: intasarono l’imboccatura del
canale maggiore di accesso affondandovi una galera piena di materiale
da costruzione ed innalzarono irrimediabilmente il fondale scaricando
nelle buche dei canali i materiali delle torri distrutte. Furono inoltre
messi a fuoco il borgo del Porto e Livorno, mentre la Torre del Fanale
fu fatta crollare in mare.
Il declino dell’attività cantieristica della Tersana fu invece
segnato irrevocabilmente dalla perdita, nel 1325, della Sardegna (per
altro già ceduta in buona parte a Genova fin dal 1285), avvenimento
che rappresentò un colpo gravissimo per le finanze del Comune e
provocò la contrazione del commercio marittimo pisano, con massima
depressione nel ventennio 1325-1345.
A partire da quell’epoca, con la città sconquassata da interminabili
lotte intestine fra guelfi e ghibellini, oltre che in continuo conflitto
con i centri confinanti, ora Lucca, ora Firenze, l’attività
marittima fu soggetta a costante contrazione e le strutture tradizionali,
sorte in un periodo di forte espansione, erano ormai più che sufficienti
a rispondere alle esigenze di una marineria che, per l’accordo politico
incorso con Genova, doveva impegnare nella guardia del mare 10 galere,
ma non ne mise in uso mai più di tre alla volta.
Una leggera ripresa delle attività cantieristiche si registrò
invece durante la signoria di Fazio da Donoratico, negli anni dal 1329
al 1340, nonostante la drastica riduzione degli investimenti durante la
guerra con Lucca del 1341 e negli anni immediatamente successivi. Tale
contrazione si rifletté direttamente sulla produzione dell’arsenale:
il legname e altre risorse materiali vennero utilizzate per gli accampamenti
e per le altre attrezzature necessarie a sostenere uno sforzo bellico
terrestre, mentre i capannoni della darsena si adoperarono quale deposito
e laboratorio per la fabbricazione di armi.
La definitiva trasformazione degli arsenali repubblicani avvenne con Jacopo
d’Appiano, nel 1394, il quale vi fece erigere una cittadella, fortificando
e murando le strutture originarie ed aggiungendovi due torri. Tale decisione
fu del tutto contraria alla volontà dei cittadini pisani e mossa
esclusivamente da scopi difensivi, nel tentativo di escludere ogni possibile
restaurazione del precedente governo dei Gambacorta. La distruzione delle
strutture cantieristiche avvenne in occasione della rivolta popolare contro
i Visconti nel 1405, responsabili di aver venduto la città a Firenze,
mentre gli stessi pisani appiccarono il fuoco a ciò che restava
dell’antica Tersana repubblicana per combattere i nemici fiorentini
che ne avevano fatto una propria fortezza. Dopo un lunghissimo assedio,
i pisani dovettero arrendersi e con il 9 ottobre 1406 si concluse definitivamente
l’età repubblicana.

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