Il porto di Livorno

Anonimo del sec. XVII, Pianta del Capitanato nuovo
di Livorno. Incisione su rame, Livorno, Biblioteca Labronica.
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Il porto toscano
Livorno era poco più di un villaggio quando, nel
1421, i fiorentini l’acquistarono da Genova all’esorbitante
prezzo di centomila fiorini d’oro. Firenze anelava infatti allo
sbocco al mare, e la conquista di Pisa del 1406 non aveva soddisfatto
tale desiderio di fronte all’inarrestabile insabbiamento di Porto
Pisano.
Il collegamento di Pisa col suo porto marittimo a Livorno era sempre esistito:
almeno a partire dall’epoca romana fu assicurato da un ramo dell’Arno,
poi dal carisio navigabile della Vettola che, documentato nel 1161, venne
riscavato nel 1330, e infine prolungato fino a Livorno nel 1468, passando
in mezzo al vecchio porto di Stagno, tanto questo si era interrato.
Nel 1546 fu compiuta la dogana nuova e nello stesso periodo si realizzò
l’arsenale. Nel 1553 si dà il via ai lavori di rafforzamento
delle mura labroniche ed alla costruzione di tre baluardi, di lì
a poco si costruiscono i primi edifici per la manutenzione delle galere
e la custodia delle attrezzature ed approvvigionamenti per le medesime.
Cosimo I provvide quindi alla riscavatura del Canale dei Navicelli (1564-75),
che congiungeva Livorno a Pisa e a Firenze, e all’installazione
del “varatoio”, una macchina per trasferire i navicelli dal
fiume al canale in tempo di torbe senza aprire le cataratte, infine, nel
1573, si avviarono i lavori per la costruzione di un nuovo porto.
I biografi di Cosimo indicano l’opera di regolamentazione delle
acque quale fondamentale impegno del suo governo; di questa politica fu
strumento l’Ufficio dei Fossi, istituito nel 1547, lontano erede
del Consolato del Mare. Le bonifiche avviate e la politica delle colmate,
cancellarono invece definitivamente Porto Pisano, già praticamente
inagibile almeno dal 1540.
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La costruzione della città nuova

Disegno di Bernardo Buontalenti del ingrandimento di
Livorno sotto il G.D. Francesco Primo, incisione monocroma.

Vista del Porto di Livorno e delle sue fortificazioni,
XVII secolo
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Intorno al 1576 si provvide ad espropriare definitivamente i terreni
dove sarebbe dovuto sorgere il nuovo centro urbano, in linea col progetto
di Francesco I di creare una città porto per Pisa, prevedendo –
conformemente al progetto dell’architetto Bernardo Buontalenti -
l’edificazione di un nucleo fortificato a forma di pentagono irregolare
nella quale inglobare il preesistente sobborgo medievale. Si ricordi,
per altro, che l’interesse di Firenze per il porticciolo livornese,
sia sotto un aspetto strategico che economico-commerciale (quale base
navale per il controllo dei rifornimenti di Pisa e la foce dell’Arno
e come scalo dei grani maremmani), si era già manifestato in precedenza,
con la realizzazione di una fortezza sul mare, la Fortezza Vecchia, edificata
su progetto di Antonio da Sangallo nel secondo decennio del Cinquecento.
All’epoca, l’impianto del porto e la sua fortificazione si
presentarono quale obiettivo preponderante rispetto alla struttura urbana
presente, che venne in gran parte sostituita dalla fabbrica della Fortezza,
edificio che restò al centro dei piani architettonici della città
fino a tutto il Seicento.
Grandi opere furono effettuate da Ferdinando I Medici, intenzionato a
realizzare un porto adatto per costituire un’armata navale in piena
regola, e una efficace marina mercantile. Il progetto era già stato
tentato dal padre Cosimo I e dal fratello Francesco alla torre del Fanale,
ma la violenza delle intemperie e delle correnti marine l’avevano
inesorabilmente fatto fallire. La decisione di Ferdinando I di costruire
un canale fra Pisa e Livorno, il Canale
dei Navicelli, seguendo la traccia del più antico Canale omonimo,
per rendere più agevole e sicuro il traffico delle merci, fu determinante
per lo sviluppo del commercio e del porto livornese. Questa importante
opera idraulica fu iniziata nel 1560, partendo da Pisa, con il taglio
di un primo tratto, fino a S.Piero a Grado, per continuare poi verso il
padule di Stagno ed entrare quindi in Livorno. Successivamente, nuovi
canali vennero scavati per garantire più agile accesso a quello
che si voleva diventasse il nuovo porto di tutto il granducato. Dal 1580
in poi, si assiste ai primi lavori per la realizzazione di più
adeguate strutture portuali, si scavano la darsena e si avviano i lavori
dei moli, oltre che provvedere alle prime misure di sanità, con
la costruzione di un secondo lazzaretto, quello di San Rocco, al quale
se ne aggiungerà un terzo verso il 1643, in località detta
di San Jacopo.
Sulla stessa linea, si inserisce l’instaurazione, nel 1606, del
nuovo Capitanato di Livorno, che allargò notevolmente i confini
della vecchia giurisdizione, oltre ad ampliarne le potenzialità
economiche, mentre le esenzioni ed i privilegi emanati dal granduca agli
inizi degli anni ’90 a favore di quanti si fossero stabiliti nel
territorio livornese contribuirono significativamente al popolamento della
città.

Cosimo II rese a Livorno un servizio incomparabile compiendo grandiosi
lavori per la costruzione del molo, essenziale per rendere la rada sicura
per un consiederevole numero di vascelli. Lo sviluppo del porto e del
centro mercantile labronico si dovette soprattutto allo stabilirsi in
città di gruppi di commercianti ed agenti marittimi stranieri,
in prevalenza francesi, olandesi ed inglesi, ma anche greci, i quali vi
trovavano tutti i vantaggi di una felice collocazione geografica, della
modernità degli impianti e di una politica granducale all'insegna
delle agevolazioni per le "nazioni" (vere e proprie comunità
di una stessa nazionalità, amministrate secondo regole proprie
e propri consoli) straniere stabilitevisi. Livorno divenne dunque un "porto
franco" almeno dal 1565, status privilegiato rafforzato
periodicamente dalle iniziative granducali, fino alla definitiva riforma
di Cosimo III del 1676.
A tale felice condizione però, non corrispose un correlato vantaggio
per il resto della regione, perché il porto labronico funzionò
piuttosto come un luogo di transito, un punto di collegamento e di smercio
per i mercanti stranieri, senza però riuscire a divenire mai un
efficace sbocco per la produzione toscana, la cui economia attraversò
invece un grave periodo di crisi.
In seguito, con il crescente sviluppo delle attività portuali e
delle sue attrezzature, oltre che coll’insediamento, più
o meno stabile nella struttura urbana, delle diverse Nazioni con i relativi
interessi economici, si assiste alla domanda sempre più forte di
spazi da destinarsi al deposito merci ed alle residenze dei mercanti,
si costruiscono fabbriche civili e di servizio, si realizzano strutture
destinate alla vita urbana e commerciale. Le molteplici opere di sistemazione
architettonica sono effettuate grazie allo sfruttamento dell’abbondante
mano d’opera disponibile, per lo più costituita da schiavi,
forzati e contadini costretti al lavoro coatto.
La fisionomia della città cambia così drasticamente. La
funzione difensiva delle fortificazioni viene progressivamente meno, prevalendo
quella residenziale, mentre nella Fortezza Vecchia il granduca lorenese
volle impiantare un’accademia militare, prima, ed il bagno penale,
poi.

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Livorno e l’Ordine di S.Stefano

Pietro Ciafferi, Costruzione di navi nel porto di Livorno, penna,
acquarello bruno su tracciato a matita; carta vergata e filigranata. Metà
XVII secolo.
Galleria/Gallery |
I lavori di Ferdinando I, intrapresi tra il 1590 e il 1591, tesi al potenziamento
del porto labronico, videro la realizzazione di un nuovo bacino ad ampliamento
della darsena preesistente. Con questo intervento il granduca mirava alla
costituzione di un riparo da destinare alla sosta delle galere dell’Ordine
di Santo Stefano e al varo alla riparazione delle imbarcazioni alloggiate
negli arsenali livornesi.
Nel giro di un ventennio si conseguì in gran parte l’obbiettivo
di fare di Livorno la base autosufficiente della marina mediceo-stefaniana.
Rientra nel progetto di ridefinizione del ruolo della nuova città
di Livorno, la costruzione del bagno delle galere, avvenuto tra il 1598
e il 1604. Si tratta di un fabbricato di enormi dimensioni, dotato di
una struttura a quadrilatero, fornita di cisterna e pozzo, di un ospedale
e di una spezieria, oltre che diuna fabbrica per la produzione di pane
biscottato (uno dei principali alimenti degli equipaggi) e nel quale alloggiare
le ciurme, gli schiavi e i buonavoglia, oltre che agli ufficiali addetti
al controllo.
Nello stesso tempo, si provvede alla realizzazione di magazzini, arsenali
e ferrerei per le galere, adiacenti alla darsena.

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