Pisa e il mare in età
moderna. |
L’epoca medievale si chiude con il 1406, anno che
segnò l'avvento del dominio fiorentino sulla città marinara.
La storia di Pisa nel Quattrocento non ricorda avvenimenti di spicco,
se non la diaspora delle maggiori famiglie, soprattutto mercantili, che
di fronte alla prospettiva di una probabile oppressione politica ed economica
da parte di Firenze, preferirono abbandonare la propria città.
La città di Pisa ebbe invece non pochi vantaggi dall’avvento
della signoria di Cosimo Medici, il quale volle farne un centro effettivo
del suo potere, installandovi lo Studio, grazie al quale poter controllare
la formazione di quelli che sarebbero stati i suoi funzionari, ma soprattutto
l’Ordine militare cavalleresco di S.Stefano, voluto “a difesa
della fede ed alla guardia del Mediterraneo”, oltre che come strumento
di controllo assoluto sul ceto nobiliare toscano e sui suoi beni. Le attività
di corsa e pirateria espletate dalle galere medicee e stefaniane, condotte
a fasi alterne dal 1562 al 1748, dettero un nuovo impulso alle attività
cantieristiche degli arsenali toscani, seppur finirono per danneggiare
gravemente, e spesso interrompere del tutto, i rapporti commerciali tra
il granducato e gli stati maghrebini e levantini.
I Medici ebbero sempre una grande passione per il mare, come si rivela
anche dai simboli dei loro stemmi personali, quali quello della “vela
Gonfia” e quello delle “due ancore”. Il controllo sul
Tirreno e, fin dove possibile, sul Mediterraneo, divenne un elemento fondamentale
per garantire al granducato l’autonomia e l’indipendenza necessaria
per porsi al riparo delle mire degli altri Principati italiani e, soprattutto,
della Spagna, con la quale si cercò piuttosto d’instaurare
un’alleanza che ponesse al riparo le ambizioni medicee da una mera
subordinazione.
La politica marittima di Cosimo I non prevedeva però gli arsenali
pisani quali unico centro del granducato, bensì si pensava a Pisa
come uno dei poli di un sistema più complesso dove trovavano spazio
l’isola d’Elba, con la costruzione e la fortificazione di
Cosmopoli (oggi Portoferraio)
e l’avvio dell’attività cantieristica anche a Livorno,
come avvenne fin dagli anni Ottanta del Cinquecento. In questa articolazione
e dispersione delle funzioni, sta la chiave del declino dell’arsenale
pisano. Infatti, le risorse economiche del granducato non erano tali da
poter mantenere tre attivi centri di costruzione navale, mentre la crescita
urbanistica di Livorno e la sua diretta accessibilità al mare,
la resero ben presto una concorrente insuperabile. Con l’avvento
poi della dinastia degli Asburgo Lorena, le dinamiche marittime del granducato
cambiarono drasticamente, e così pure le ambizioni del granduca
Francesco Stefano, il quale riservò a Pisa un ruolo di assai scarsi
rilievo. Gli effetti della nuova politica si manifestarono poi con importanti
riforme, quali, in particolare, quella del 1748, quando i capannoni dell’arsenale
mediceo pisano divennero alloggio per i cavalli del reggimento dei dragoni,
e il motuproprio sovrano del 1750, con il quale si dispose lo smantellamento
della flotta delle galere dell’Ordine di S. Stefano.
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