Regolamenti e legislazione marina

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Regolamenti e legislazione marittimaQuell’aristocrazia
consolare di mercanti e armatori e uomini d’arme e di legge che
il 1153 aveva cacciato il visconte e fatti propri i diritti economici
che questo esercitava in nome della Marca, che aveva trasformato per un
decennio la città e i porto in un grande cantiere programmandone
lo sviluppo, negli stessi anni dava ai Pisani le prime norme dell’autonoma
convivenza civile, e fissava nei Costituti il patrimonio di leggi ed usi
ereditate dagli avi e in particolare quei “consuetudines quas
habent de mari” sulle quali per oltre un secolo aveva basato
la propria attività e di cui nel 1081 aveva chiesto conferma all’imperatore
Enrico IV.
I Brevi del Comune e del Popolo nelle successive redazioni del 1286 e
del primo quarto del Trecento sono, accanto ai primi due Brevi dei consoli
della metà del XII secolo, le fonti che meglio ci aiutano a comprendere
le evoluzione delle strutture della città e del porto, i mutamenti
della rappresentanza politica e delle funzioni, lo stato della finanza
pubblica e la qualità degli affari.
Un segno significativo del crescente prestigio di Pisa, frutto delle fortunate
imprese militari compiute contro i saraceni in numerose occasioni, è
la compilazione di un codice marittimo, le “Consuetudini del mare”,
che per lungo tempo regolò la navigazione e le relative controversie.
Si ottenne per questi documenti anche l’approvazione del papa (1075)
e dell’imperatore (1081).
Resta indubitabile che in quest’epoca non esisteva
alcuna forma di legge o autorità, in mare, che non fosse quella
della convenienza e della forza.
Così, accanto alle numerose attestazioni di gesta eroiche dei pisani
contro i così detti “pirati” saraceni, si ricordi a
onor del vero un episodio in grado di gettare una luce meno parziale sulla
rievocazione storica. Si tratta della storia di Motrone.
A nord della costa pisana, alla foce del piccolo torrente Motrone, si
aveva una insenatura naturale, non un vero porto, dato il basso fondale
e l’insufficiente fortificazione, inadatta sia per la guardia che
per il ricovero delle merci, ma comunque era assai utilizzato dai fiorentini
– in accordo con i lucchesi - per scaricarvi i propri carichi aggirando
così le imposizioni pretese dai pisani.
Ovviamente, questi ultimi provvedevano saltuariamente a raggiungere la
località ed appropriarsi dell’intero carico, al pari di un’operazione
di lotta al contrabbando, ritenuta però vera e propria pirateria
da parte tanto dei fiorentini che dei lucchesi.
I lucchesi, da parte loro, si riservavano di sequestrare il carico di
ogni imbarcazione che si avvicinasse alle loro coste, oppure di attaccare
le carovane che attraversavano il loro territorio senza esplicito permesso.
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