Scienze della Navigazione - L'età moderna

L'armeria stefaniana

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Fonti

Le artiglierie delle galere stefaniane erano opere di arte raffinata oltreché di tecnica costruttiva balistica, non si dimentichi del resto che le prime bocche da fuoco erano state sperimentate proprio a Firenze nel 1326. Vi lavorò a lungo un fiorentino modellatore di bronzi e di cannoni, Cosimo Cenni, per commissioni granducali, e gli esemplari superstiti si ammirano oggi: nel Museo del Bargello a Firenze (due) e nel museo dell’Arsenale di Venezia (uno). Quest’ultimo esemplare è di un’eleganza finissima e di gran pregio, con un leone ruggente per pomo di culatta e due leoncini come maniglie degli orecchioni. Sulla canna tre piccoli altri rilievi recano l’immagine di Santa Barbara, lo stemma mediceo e la croce stefaniana col nome di Ferdinando II Medici. Altro bellissimo esemplare si trova nel Museo Nazionale di Artiglieria di Torino, anch’esso con una protome leonina per bottone di culatta e due curvi delfini per maniglie degli orecchi. Altri due esemplari del Cenni furono rinvenuti: uno, un cannone da 24 di bronzo costruito nel 1642, in Uruguay, durante le guerre americane, da Giuseppe Garibaldi; l’altro custodito nel museo del Bargello a Firenze, offerto in dono dal Bey di Tunisi a Vittorio Emanuele II.
Tra il XVI e il XVII secolo, l’armamento principale delle galere ordinarie da combattimento era composta da cinque pezzi di artiglieria istallati a prua, montati senza possibilità di scelta nella direzione della rotta dell’imbarcazione e all’altezza raggiungibile tramite l’applicazione di supporti calibrati. L’elemento centrale era in genere rappresentato da un cannone (che sparava palle di ferro tra i 10 e i 15 kg di peso ad una distanza effettiva media di 200 o 300 metri), mentre i due pezzi disposti a ciascun lato erano culebrine (capaci di sparare palle tra i 5 e i 10 kg a 300 o 400 metri di distanza) o petriere (capaci di lanciare proiettili di pietra del peso di 5-10 kg). La differenza di calibro dei vari tipi di proiettili era motivata dalla necessità di poter rispondere a differenti necessità tattiche, oltre al fatto che ciascun paese differenziava appositamente la dimensione delle palle per evitare che potessero essere riutilizzate dal nemico.



L'armeria medicea

 


La collezione di armature antiche custodita presso il Museo di San Matteo, e recentemente restaurata, è la raccolta più ricca attualmente reperibile di attrezzature militari di questo periodo. Tra i numerosi oggetti , databili tra la fine del XV secolo e tutto il XVII, si conservano elmetti, petti e schiene destinati all’armamento di fanti e cavalieri e originariamente posseduti dall’antica guarnigione pisana. I pezzi, gli elmetti in particolar modo, risultano in gran parte modificati per esser adattati alle esigenze dei partecipanti del gioco del ponte, che li indossarono in un secondo momento.

Cannoni da galera e un mortaio (fusi da armaroli veneziani) Cannoni da galera con i loro affusti ed alcuni attrezzi per caricarli: calcatoio, cavastracci, cucchiara, scovolo. Si noti la differenza di dimensioni fra il cannone da corsia ed i pezzi minori laterali e i piccoli petrieri.

 

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