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Vincenzo Volcio di Demetrio, Bacino orientale del Mediterraneo (1601) |
Livorno fu l’ultima “Scuola” nautica a
svilupparsi tra quelle italiane, rientrando nella produzione della “cartografia
nautica medievalistica” che rientra nel settore produttivo delle
Scuole italiane di Genova, Venezia, Ancona, Messina e Napoli. La creazione
in loco di un laboratorio cartografico attrezzatissimo e della scuola
cartografica nautica fu determinata proprio dalle necessità navigatorie
e belliche dei Cavalieri di Santo Stefano. Pur essendo sorta alla fine
del XVI secolo, la scuola livornese conserva una impronta costruttiva
caratteristica del Medioevo, seppur provvedendo ad un aggiornamento delle
informazioni cartografiche. Il fondatore della Scuola Livornese di Cartografia Nautica
fu un dalmata di Ragusa, Vincenzo Volcio di Demetrio,
che iniziò il proprio lavoro a Livorno nel 1592. Il suo stile è
veneziano e il suo indirizzo tecnico costruttivo è basato sulla
trama delle rose dei venti di indirizzo medievale. Le navigazioni mediterranee
del medioevo si effettuavano a vela e a remi con accorgimenti nautici
strumentali assai modesti; mentre le distanze si valutavano in miglia
portolaniche con riferimento all’antica tradizione romana di “milliaria”
e non al “portulan mile” della “legua hispanica”.
Carte nautiche dunque, impropriamente dette “portolani”, ma
più esattamente “pseudolossodromiche” e “carte
portolaniche levate alla bussola”.
Giovanni Oliva, Bacino del Mediterraneo (1622) In quest’epoca, le mappe prodotte erano utilizzate
tanto sulle navi mercantili che sulle galere stefaniane. Si trattava per
lo più di beni di consumo, destinati a logorarsi con l’uso,
quindi prodotte con le tecniche meno costose possibili e prive di elementi
ornamentali. In Toscana venivano però prodotte anche carte da collezione,
riccamente decorate e miniate, generalmente eseguite su commissione dato
il prezzo elevatissimo. |
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Robert Dudley, Costa toscana (particolare), carta nautica in proiezione cilindrica ridotta |
Ben presto, nella valutazione degli orientamenti e delle distanze – alla luce della nuova navigazione oceanica – il Portolano normale è ormai diventato un oggetto inservibile. Occorre tener conto della sfericità della terra e dei problemi ad essa relativi. Grazie agli studi del geografo fiammingo Gerard Kremer, noto come Mercator (1512-1594), si scoprì un nuovo tipo di proiezione, chiamata “cilindrica ridotta”, o semplicemente “di Mercatore”. Anche la Scuola Cartografica Livornese si adegua a queste esigenze, e
l’inglese naturalizzato toscano Robert Dudley, noto
ingegnere navale ed insigne cartografo, preparò un ricco corredo
di ben 147 tavole navigatorie, basate sui nuovi sistemi di positivismo
scientifico. Non per questo però, il notevole sviluppo tecnico significò
un reale miglioramento del disegno delle coste. L’esigenza di una
nuova radicale raccolta di dati geografici si presentò con prepotenza
a partire dal XVIII secolo, quando la nuova cartografia, sorta sulle basi
delle rielaborazioni rinascimentali ma corrette dal progresso della scienza
geodetica, finì per affermarsi prima in Francia e, poi, in tutta
Europa.
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