Bibliografia

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AA.VV., Documenti cartografici nelle biblioteche e negli
archivi privati e pubblici della Toscana, Firenze, Olschki, 1987.
C.A.Carta, Le bussole nell'età stefaniana, in "Quaderni
stefaniani", VI (1987), pp.261-271.
C.Ciano, Santo Stefano per mare e per terra, Pisa,
ETS, 1986.
C.Ciano, Robert Dudley e la scienza del mare in Toscana,
Pisa, ETS, 1987.
F.Ciciliot, Il manoscritto dell’abbazia di Finalpia.
Una fonte per l’archeologia navale del primo Seicento, Finalmarina,
Compagnia di San Pietro, 1998.
E.Coppi-E.Rombai, Le fortificazioni del litorale toscano.
In margine ad un lavoro di schedatura di una importante raccolta di cartografia
“antica”, in “Bollettino della Società storica
maremmana”, 1988, p.28.
G.Guarnieri, La cartografia nautica dudleiana della scuola livornese,
Livorno, 1968.
L.Inghirami, La macchina “per scoprire e conoscer
vasselli in mare navigando, ovvero il “celatone” di Galileo,
in “Quaderni stefaniani”, IV (1985), pp.157-162.
R.Mazzanti, La rappresentazione cartografica del litorale
toscano nel periodo dei combattimenti sul mare dell’Ordine di S.
Stefano (1563-1716), in AA.VV., L’Ordine di S. Stefano
nella Toscana dei Lorena, Roma, 1992, pp.176-184.
M.Pinna, Sulle carte nautica prodotte a Livorno nei secoli XVI e XVII,
in “Rivista geografica italiana”, LXXXIV (1977), pp.279-314.
L.Rombai-G.Ciampi, Cartografia storica dei Presidios in Maremma (secoli
XVI-XVIII), Siena, Consorzio Universitario della Toscana meridionale,
1979.

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ARCHIVIO DOCUMENTI
Delle Vele, citato da F.Ciciliot,
Il Manoscritto del'abbazia di Finalpia, Finalmarina, 1998

Robba di rispetto per l'armamento da F.Ciciliot,
Il Manoscritto del'abbazia di Finalpia, Finalmarina, 1998
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Vele della capitana
Le loro definizioni, ordine e quantità, misura e quello che ci
vuole per farlle. Le vele delle galere si fanno di figura trilatero a
queste sorte di vele dette alla latina, e delle di quattro lati alla quadra.
Delle vele alla latina in galera vi sono per la maestra la borda ch’è
maggiore di tutte l’altre; prima si faceva il bastardo, che era
maggiore della borda, et hora la borda serve per bastardo, e questo è
solo per havere equivocato il nome che appresso si dirà. La seconda
di bordetta, altri chiamano marabutto, quale è minore della borda.
La terza è marabutto, altri dicano bordetta, è minore questa
delle dua sopradette. La quarta è marabuttino, minore delle suddette.
La quinta è la veletta da correre, minore di tutte et si adopera
nelle burrasche. Delle vele quadre viè il trego che si adopera
medesimamente nelle fortune. Al trinchetto sono due: il trinchetto grande
si adopera in tempi buoni. Il trinchetto piccolo si adopera nelli tempj
cattivi e burascosi.
Perche dette tre vele trilatere anno vascelli gelati destinatamente il
propio si dichiareranno per maggiore intelligenza l’antennale è
quello lato che si lega all’antenna, il filo è quello è
il letto della vela, che arriva alla cima della penna fino alla scotta
e si aggiungie col filo. L’entrata è il primo ferso, che
principia la vela, che d’angolo formato dall’antennale, et
del gratto che va alla cima del carro. Il pescie è una soprapositura
che si fa a fersi sopra all’antennale e disotto al gratto che serve
per fare la vela.
Li fersi son l’istessi che il comune parlar chiama tela per la larghezza
della tela, è per lo più volte si adopera cotonina larga
7/8 di braccio, non però è necessario che sia di detta larghezza
perché essendo più si metteranno più fersi, come
essendo larga meno. Non ne anco necessario che tutte le vele delle galere
habbin d’essere delle misure che si diranno, perché si fanno
in conformità della grandezza del vassello, o che sia più
reggente.

Vele della padrona e galere private
Delle loro definizioni, ordine, quantità e misura e quello ci vole
per farle. Le vele delle galere si fanno di figura tre latero, e questa
sorte di vele dette alla latina, et delli di quattro lati, dette alla
quadra. Delle vele alla latina in galera vi sono per la maestra, la borda
che è il maggiore di tutte l’altre, prima si faceva il bastardo
che era maggiore della borda, et hora questa serve per l’una e per
l’altra, et questo è equivocato il nome, come si dirà
appresso. La seconda è la bordetta, altri chiamano marabutto, che
è minore della borda. La terzza è il marabutto, altri dicono
bordetta, è minore delle due dette. La quarta è il marabuttino,
minore delle sopradette vele. La quinta è la veletta da corre,
minore di tutte quest’altre sudette et si adopera nelle burrasche,
e fortuna di mare e vento. Delle vele quadre vi è il treo che medesimamente
si adopera nelle burasche. Al trinchetto vi sono due vele, trinchetto
grande, che si adopera in tempi buoni. Il trinchetto piccolo si adopera
in tempi di burasche e fortune di mare.

Dello scafo
Del modo di fare […] positura o paliscata per la galera con li nomi,
qualità e misura di qualsivoglia legname.
Della palificata et colomba
Volendosi principiare la fabbrica di una galera cominciandola da primi
fondamenti che saranno n°17 pali piantati sotto terra in spatio di
passi 22 e dui piedi, e ugualmente distinti lun dall’altro, e segnato
che sarà in essi la linia recta, o vero la linia del livello, si
darà con la lensa la sua lunazione che da un maier di dente all’altro
che sarà 12 dita, o vero da terzzo palo di poppa a terzzo di proa,
come è solito farsi et il remante de pali con […] lenza nell’istesso
aviamento delli altri si riducano, et fatto questo, ciascheduno de pali
si farà la sua morssa dove va posta sopra la colomba ammorsata
in detti pali, 2 deta al meno, la quale colomba si farà di pino
di grandezza di dita 6 e di larghezza 9, t chiavata che sarà in
detti pali, si metteranno li puntaletti chiamati saette a ciascheduno
de pali uno per banda fortificati e chiamati alli piedi di sopra un pezzo
di squadra traversata ad ogni palo nelle superficie della terra detto
suolo, il qual suolo anche esso si amorsera nel palo un terzzo della sua
larghezza e così seguitando con buono ordine, avertendo che la
superficie di sopra della colomba soprattutto per la sua gravezza stia
in piano, per la lunghezza a linia recta.
Della carena
La carena è il primo legno che vada in oponto alle galere, questo
nome carena è derivato da quello che dicano i latini carinatus,
che vol dire concavo, che veramente deve esser concava, o vero principio
di qualche cosa, questa si fa di rovere, o quercia chè l’isetsso,
dal’tezza dita 6 e di larghezza dita 8.
Delle ruote
La ruota di poppa e proa è stata chiamata dalli scrittori
carena assieme con l’altra carena, ma distintamente li fabbricanti
l’anno dato il nome di ruote, per essere formate in porsione di
ruota o di guercia; quali medesimamente si fanno di rovere della medesima
grossezza della carena; ma co’ una battura per banda incarenata
per larghezza 2 dita, per lunghezza un dito e mezzo e l’altezze
si diranno nella costituzzione.
Del dragante
Il dragante va posto a traverso in cima della ruota di poppa, per che
si chiama così non occorre cercare la causa, perché sarebbe
l’istesso di voler cercare nel corppo humano per che lamano humano,
perche la spalla si chiama spalla. Ma è parso bene ai primi inventori
chiamarli così dragante, si fa d’olmo per essere forte e
leggiero più d’altro legno, di lunghezza piedi nove e dita
, e di larghezza alla ruota dita 13, alle cime 9, e di grossezza dita
8.
Di maieri
Li maglieri sono quelli ossami che formano il piano della galera, si fanno
di guercia di grosezza di un suo quadro di dita 4 cioè per ogni
lato.
De staminari
Staminari sono l’ossami che formano le bande del corppo della galera
ancora essi di quercia si fanno della medesima grosezza delli maieri cioè
dita 4 il suo quadro, ma alla cima si sminuiscano mezzo dito per due lati.
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