Ad eccezione di alcuni manuali veneziani dedicati alle costruzioni navali anteriori al XVI secolo, a qualche raro documento di area genovese, le conoscenze tecniche relative alla costruzione delle galere nel Mediterraneo occidentale restano pressoché oscure, nel silenzio quasi assoluto delle fonti. Questa lacuna si fa ancora più grave perché non ci permette di conoscere le caratteristiche della marineria stefaniana, e neppure quelle che furono le grandi innovazioni apportate dalla cantieristica pisana, che invece fu celebre per il proprio contributo alle scienze della navigazione. Il tentativo storico di ripercorrere alcune delle principali attività degli arsenali pisani, e livornesi, dell’età moderna passa dunque attraverso lo studio di documenti particolari, spesso solo parzialmente afferenti alla realtà locale, ma comunque in grado di fornirci utili elementi di informazione. Il manoscritto trovato nell’abbazia di Finalpia ne costituisce l’esempio più eclatante. Del resto, in quest’epoca, i saperi e le pratiche dedicate alle scienze e tecnologie nautiche avevano subito un profondo processo di standardizzazione, rendendo difficile stabilire o riconoscere contributi specifici territorialmente definiti. |
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