Astrolabio di Marina
E' uno degli strumenti più ingegnosi che abbia concepito lo spirito
umano, ed è anche uno dei più antichi e più longevi.
Di "astrolabio" parla infatti Tolomeo (II sec. d.C.); sia Ipparco
che Eratostene già precedentemente ne avevano fatto uso; la sua
origine, concettualmente, risale ai Caldei ed ai Babilonesi.
Anticamente era molto simile ad una sfera armillare e ad un astrolabio
del tipo sferico; da questo fra l'VIII ed il IX secolo gli Arabi derivarono
l'astrolabio piano (o planisferico), che rimase in uso fino agli inizi
del Settecento.
La spiegazione del suo funzionamento richiede una buona conoscenza sia
della proiezione stereografica che della cosmografia: dagli astronomi
esso fu utilizzato per secoli sia a fini di osservazione che, soprattutto,
a fini di calcolo.
Oltre a molte altre cose, consentiva la determinazione della posizione
degli astri rispetto al meridiano ed all'orizzonte, la determinazione
della propria latitudine geografica e del nord vero, la determinazione
dell'ora sia di giorno che di notte (purché, ovviamente, il cielo
fosse visibile), cosa quest'ultima assai importante in un'epoca nella
quale orologi affidabili non erano disponibili.
L'alidada, cioè la sbarretta movibile, permetteva infine
l'osservazione sul lembo graduato di distanze angolari sul piano verticale,
come p.e. l'altezza effettiva degli astri.
L'astrolabio planisferico fu altresì lo strumento principe degli
astrologhi, consentendo loro la determinazione dei quattro gradi dell'eclittica,
necessari alla determinazione delle case astrologiche, relativamente a
qualsiasi data.
Nella seconda metà del Quattrocento lo sviluppo della navigazione
oceanica mise in risalto l'inadeguatezza del quadrante, strumento utilizzato
inizialmente per misurare l'altezza ("altura") del sole o della
stella polare ai fini del controllo della latitudine: si ricorse pertanto
al vecchio astrolabio, privandolo di tutto quanto serviva alle funzioni
di calcolatore e lasciandovi solo ciò che serviva per l'osservazione,
cioè l'alidada imperniata al centro coi suoi due mirini o traguardi
ed il lembo graduato sul quale la stessa ruotava. Onde facilitarne, per
quanto possibile, l'uso a bordo, questo astrolabio di marina
(come fu chiamato) venne costruito in bronzo od in ottone, appesantito
per renderlo più stabile e bucato per ridurne la presa al vento;
con esso la precisione delle misure era di circa 1° nei primi esemplari,
per raggiungere i 10' nel Seicento.
I naviganti non abbandonarono del tutto questo strumento sino al XVIII
secolo, sia per la sua robustezza, semplicità ed economicità,
ma soprattutto perché con esso le osservazioni si potevano effettuare
anche in condizioni d'orizzonte invisibile, come di notte o con foschia.
Giovilabio galileiano
Questo strumento, conservato attualmente presso l'Istituto e Museo di
Storia della Scienza a Firenze, se non fu direttamente costruito da Galileo,
derivò certamente dai suoi studi per determinare le orbite e i
periodi dei satelliti di Giove, intrapresi nel 1611 e sviluppati in seguito
a più riprese per mettere a punto il metodo per determinare la
longitudine in mare. Nella parte superiore dello strumento si trova un
disco girevole, graduato in 360°. Nel lato opposto è un cerchio
che porta le divisioni zodiacali, mentre ai lati sono presenti quattro
tavole per i moti dei satelliti di Giove.
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