Fortificazioni
costiere


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Avvalendosi delle rappresentazioni iconografiche rimasteci
della Toscana marittima di età medicea, si può desumere
come, a parte Livorno con la prima cerchia di mura e la torre del Fanale,
vi fossero poi quattro torri in mare aperto di fronte
alla costa livornese, disposte quasi in fila, della quali si ricorda almeno
la Torre del Marzocco, più avanzata e vicina a
terra delle altre. Le condizioni di queste fortificazioni, delle torri
in special modo, erano molto precarie e nel XVII secolo dovevano trovarsi
ormai molto danneggiate. Una di esse, poi, rovinò in occasione
del terremoto del 1646.
Dal 1787 però, dopo un lungo periodo di abbandono, venne lanciata
una nuova ed imponente campagna di restauro e di potenziamento delle torri
costiere, con particolare attenzione a quelle della regione meridionale
del granducato.
Queste erano rimaste attive solo in parte per controllare l’introduzione
illegale delle merci nello Stato e l’ingresso di uomini ed animali
che potessero minacciare la sicurezza sanitaria con il contagio. L’abbandono
degli edifici costieri, in verità, era iniziato gradualmente dopo
la fine del XVI secolo, anche a causa dell’insalubrità dell’entroterra
della costa meridionale toscana, per lo più paludoso e poco ospitale.
Nel 1739, il nuovo granduca Francesco Stefano di Lorena aveva fondato
il Corpo degli Ingegneri del Genio Militare in collegamento con la direzione
delle fortificazioni affidata al colonnello Edouard Warren, allo scopo
di censire le fortificazioni toscane. Il figlio Pietro Leopoldo però,
granduca dal 1765, già poco propenso alle spese militari e nel
tentativo di rimettere in pari i conti dello stato, in un primo tempo
aveva notevolmente ridotto il numero degli uomini e degli edifici in uso
all’esercito.
Conscio della debolezza del granducato, a confronto con in potenti stati
europei, il Lorena disarmò le numerosissime fortificazioni impiantate
in Toscana dai Medici (e soprattutto da Cosimo I nel corso del Cinquecento),
pur tuttavia mantenne un riguardo particolare per le fortificazioni costiere.
Il figlio Ferdinando, che gli subentrò come granduca nel 1791,
seguì l’inversione di rotta attuata dal padre prestando più
attenzione al potenziamento dei luoghi di confine, allo stato delle dogane
e ai posti sanitari. Il processo di ristrutturazione delle fortificazioni
costiere, che dicevamo iniziato a partire dal 1787 sotto il regno di Pietro
Leopoldo, fu avviato anche per merito del governatore di Livorno, il conte
Federigo Barbolani da Montauto, per volontà del quale, dal 1788,
il mantenimento delle torri costiere fu assunto dallo Scrittoio delle
Fortezze e Fabbriche anziché lasciarlo al controllo periodico di
privati.
Già nel 1767 si era redatta una relazione completa che aveva messo
in evidenza le carenze del sistema. Ma solo negli anni Ottanta il governatore
di Livorno riuscì a rendere sensibile il governo centrale sulla
necessità del potenziamento del sistema costiero. A seguito della
visita in loco del governatore, le sue osservazioni si convertirono nel
progetto di Pietro Conti dell’aprile del 1787.
Le torri costiere riconosciute come d’interesse e da sottoporre
furono sette, tutte del litorale grossetano, cioè: Torre
della Troia (attuale castello di Punt’Ala, ed eretta ai
primi del 1561 da Cosimo I), Torre di Cala Galera (eretta
da Cosimo I nel 1562, al momento della persa di possesso del principato
di Castiglion della Pescaia della moglie Eleonora di Toledo), Forte
delle Rocchette (di struttura medievale, poi ristrutturato in
epoca medicea), Castiglione della Pescaia (edificato
in età medievale, poi rafforzato prima in età senese e poi
medicea); Palazzo delle Marze (l’edificio era stato
costruito fra il 1758 e il 1761, e fortificato solo in seguito, tra il
1791 e il 1793); Torre di Colle Lungo (costruita dopo
il 1570, in sostituzione della torre di Castelmarino, ormai fuori uso
per gli attacchi dei corsari); Cala di Forno (edificata
da Cosimo I nel 1560).

La Cittadella, Pisa
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