Navigatori e genti di mare - L'età antica

La vita e a bordo
La pesca


Navi del Piazzale delle Corporazioni:
t rasbordo merci da una nave marittima (a destra) ad una nave codicaria (a sinistra). Mosaico.

 

Età Antica: indice

Patrimonio Materiale
Uomini di mare.
L’Instrumentum
domesticum
.
Patrim. Immateriale
Vita a bordo
Archivio

Assai poco si sa del rapporto quotidiano instaurato dagli Etruschi con il mare, ad esclusione di quanto si è potuto dedurre dagli oggetti funebri reperiti e conservatisi fino ad oggi .
Peraltro, la mitologia religiosa etrusca aveva una divinità femminile, Uni, ritenuta probabilmente, oltre che protettrice delle questioni muliebri, nume tutelare dei naviganti, come appare testimoniato da alcuni santuari a lei dedicati nei pressi di porti ed approdi.

È certo che restano alcune testimonianze relative all’attività della pesca di quel popolo, quali pesi da rete in pietra o impasto, ami ed aghi in bronzo destinati alla riparazione delle reti stesse (conservati attualmente presso il Museo Archeologico di Firenze). Inoltre, si conservano alcuni esemplari di vasellame in ceramica destinati all’alimentazione ed evidentemente utilizzati proprio per mangiare il pesce. La forma che li contraddistingue è tipica del mondo greco, con una piccola concavità al centro e che serviva forse per contenere delle salse di condimento. Le decorazioni della ceramica ci informano inequivocabilmente dell’utilizzo di questi recipienti: si raffigurano infatti numerose varietà di specie ittiche del Mediterraneo, evidentemente ben note agli Etruschi.
Le fonti testuali ci parlano poi dell’attività della pesca dei tonni, in particolare, che veniva praticata in special modo intorno a Populonia, in provincia di Livorno, e del Monte Argentario (presso Grosseto), dove si erano installati due posti di osservazione per individuare l’arrivo dei branchi.


La pesca a Pisa in età antica

 

 

 

 

 

 

Anche nel sito archeologico recentemente aperto nei pressi di Pisa - San Rossore, coincidente con l'antico porto urbano della città, si sono reperiti alcuni strumenti da pesca, come ami, aghi di diverse dimensioni per riparare vele e reti, in ferro e in bronzo, e pesi fittili da applicare per assicurare alle reti di non essere trasportate via dalle correnti.
È stato recuperato anche il frammento di una nassa, cioè di un contenitore in fibre vegetali di forma oblunga, usato per la pesca, dotato ad una estremità di un'apertura fatta in modo che il pesce, una volta entrato in esso, non possa uscirne; può esser stata utilizzata anche per mantenere vivo e prigioniero il pesce in mare, per consumarlo in secondo momento.
Questi resti testimoniano come fosse comune il ricorso alla pesca a bordo proprio per garantire ai marinai di variare la propria dieta con pesce fresco, da integrare alla alimentazione di carne conservata.

 

 

< indietro

 

 

 

avanti>