Navigatori e genti di mare - L'età antica

La vita a bordo in età romana

 

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Per quanto concerne l'età romana, le notizie pervenuteci sono piuttosto sporadiche. In merito agli aspetti della vita dell'equipaggio delle navi trasporto, sappiamo che solo quelle di maggiori dimensioni erano dotate di una cabina allestita nella parte più alta della poppa, in genere realizzata in vimini, e destinata al capitano o a qualche passeggero di riguardo. Tutti gli altri alloggiavano sul ponte, dove per fortuna il clima mediterraneo era sufficientemente mite da non costituire un problema. Per garantirsi un po’ di intimità, potevano venir erette delle piccole tende.
A bordo si trovava tutto il necessario per alimentarsi durante il viaggio: l’acqua era raccolta in cisterne collocate nella stiva, mentre un piccolo braciere ben al riparo dai venti permetteva di cuocere le carni e i frutti della pesca, ai quali si accompagnavano farinacei di vario tipo.

Reperti umani presso il sito archeologico di Pisa San Rossore
(tratto da F.Mallegni, Reperti umani, in Le navi antiche di Pisa, Pisa, Polistampa, 2000, pp.343-345)

Durante gli scavi sono venute alla luce diverse ossa umane. Esse di solito sono rappresentate da ossa uniche (un omero ed un radio appartenenti allo stesso individuo, tre femori, una tibia e due fibule che indicano altrettanti individui). Solamente in tre momenti ed in settori diversi dello scavo si è avuta la possibilità di rinvenire resti scheletrici appartenenti a tre soggetti distinti; uno è completo e riguarda l'individuo rinvenuto nei pressi della nave oneraria (nave B), con scheletro di cane adagiato sulla sua mano sinistra; il secondo, rinvenuto dentro un'anfora, manca del cinto pelvico e degli arti inferiori ed è pertinente ad un neonato; il terzo è rappresentato da ossa lunghe degli arti (omero, radio e ulna destra, femore, tibia e fibula sinistra).
Le ossa rappresentano dunque 10 individui. Le diagnosi di sesso e di età alla morte sugli scheletri più o meno completi e sulle ossa uniche rivelano che esse generalmente sono pertinenti a otto maschi, solo una è appartenuta ad una donna (rappresentata da un solo femore), il decimo individuo è il neonato.
Iniziamo con le nostre considerazioni proprio da quest'ultimo: è interessante notare il fatto che lo scheletrino sia stato rinvenuto dentro un'anfora, tagliata ab antiquo al collo (si presume per farvene entrare il cadaverino); l'apertura era stata chiusa da un fastello di elementi vegetali. Questi, in seguito, erano in parte penetrati anche dentro l'anfora e ciò aveva in parte lasciato libero l'accesso alle correnti e permesso a queste ultime di asportare le parti inferiori dello scheletrino. È da presumere, allora, che il cadaverino fosse stato fatto penetrare nell'anfora dalla testa e posizionato in essa in maniera 'podalica' rispetto all'apertura del contenitore.
L'anfora costituiva allora un piccolo sarcofago e questo era stato preparato per una sepoltura; è difficile credere che la destinazione ultima del piccolo morto fossero le acque del porto; è forse più veritiero credere che, per cause del tutto ignote, l'anfora in qualche modo scivolò nelle acque del porto (da qualche supporto o dalle mani di chi si stava preparando a dare sepoltura ai resti?) mentre veniva accompagnata, tramite un natante, alle necropoli opposte al di là del porto e che rappresentava quindi per esse una parte del percorso per essere raggiunte; forse non ci si dette cura più di tanto per recuperare il povero fardello.


Ricostruzione del cranio del neonato

Lo scheletro completo rinvenuto in connessione e accompagnato dallo scheletro del cane, anch'esso in connessione, è appartenuto ad un individuo maschile dell'età apparente di 35-40 anni. Lo stato di connessione di entrambi fa presumere che i loro cadaveri rimasero sotto un cumulo di materiale dopo essere caduti in acqua e lì preservarono la loro connessione anatomica fino al momento dell'attuale scoperta. La posizione di entrambi porta a credere che essi siano rimasti vittime di un naufragio (la natura del porto fa optare per una piena fluviale). I loro corpi caddero in acqua da un natante (probabilmente la nave oneraria B che si presenta inclinata sul fondo, dal lato dei due scheletri, di uomo e di cane, con parte del suo carico al di fuori della sua fiancata).

  È da considerare la posizione del collo dell'uomo; esso risulta come inchiodato al fondo da un paletto ligneo che gli sta sopra di traverso; il paletto a sua volta è trattenuto da resti del fasciame (?) del natante; si tratta di una situazione che, con l'aggiunta del carico precipitategli addosso, non ha permesso al cadavere di ritornare in superficie; il corpo si scheletrizzò lentamente insieme al cadavere del cane, rimasto a sua volta sotto il fasciame del natante. Siamo di fronte ad un caso forse unico nell'archeologia; di solito i resti ossei degli annegati, una volta decomposti i loro cadaveri, vengono trascinati dalle correnti e quindi si rinvengono come ossa isolate, com'è sicuramente avvenuto agli altri resti rappresentanti delle altre otto entità individuali, ivi compresi i resti del terzo individuo maschile, rinvenuti in questo scavo.

Il terzo individuo deve aver avuto la stessa sorte dell'altro individuo con il cane, ma le correnti hanno disarticolato lo scheletro in un secondo momento, tanto che le ossa lunghe dei suoi arti non erano troppo distanti le une dalle altre; ciò ha permesso di riconoscerle, insieme alla loro morfologia e al loro volume, come appartenenti allo stesso individuo. Interessante il fatto di aver rinvenuto principalmente individui di sesso maschile; un femore soltanto è appartenuto ad una donna. Tutto questo induce a credere che si tratti di uomini operanti nel porto e lì annegato per cause varie; se essi fossero morti sulle rive dell'Auser in tratti del fiume precedenti il porto e trasportati poi dalle correnti arenati nel bacino è da presumere che anche resti di individui di sesso femminile avrebbero avuto la possibilità di essere maggiormente rappresentati, come sono in effetti quelli maschili; si tratta ovviamente di una condizione necessaria ma non sufficiente. Lo studio, ancora preliminare, mette in evidenza una componente maschile estremamente robusta; con arti, soprattutto posteriori, molto segnati da attacchi muscolari potenti; ciò avvalora l'ipotesi che si tratti di portuali avvezzi a manovrare carichi e sartiame di nave.
Si tratta di uomini con stature elevate (si va dai 168 ai 174 cm.), come non si ritrovano quasi mai nei gruppi umani del Bacino mediterraneo centromeridionale nell'ambito cronologico in cui i reperti sono compresi almeno da non ammettere che la maggior parte degli individui, almeno maschile (sei su otto si avvicinano o superano il metro e settanta di statura), facesse parte di etnie alloctone all'Italia centromeridionale e magari di origine nordica.

Ricostruzione del cranio dell'adulto
 

Scheletro umano e scheletro di cane al momento del rinvenimento (foto)
 


Scheletro umano e scheletro di cane al momento del rinvenimento (ricostruzione)

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