La vita a bordo in età romana
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Per quanto concerne l'età romana, le notizie pervenuteci sono
piuttosto sporadiche. In merito agli aspetti della vita dell'equipaggio
delle navi trasporto, sappiamo che solo quelle di maggiori dimensioni
erano dotate di una cabina allestita nella parte più alta della
poppa, in genere realizzata in vimini, e destinata al capitano o a qualche
passeggero di riguardo. Tutti gli altri alloggiavano sul ponte, dove per
fortuna il clima mediterraneo era sufficientemente mite da non costituire
un problema. Per garantirsi un po’ di intimità, potevano
venir erette delle piccole tende. Reperti umani presso il sito archeologico di Pisa
San Rossore Durante gli scavi sono venute alla luce diverse ossa umane. Esse di solito
sono rappresentate da ossa uniche (un omero ed un radio appartenenti allo
stesso individuo, tre femori, una tibia e due fibule che indicano altrettanti
individui). Solamente in tre momenti ed in settori diversi dello scavo
si è avuta la possibilità di rinvenire resti scheletrici
appartenenti a tre soggetti distinti; uno è completo e riguarda
l'individuo rinvenuto nei pressi della nave oneraria (nave B), con scheletro
di cane adagiato sulla sua mano sinistra; il secondo, rinvenuto dentro
un'anfora, manca del cinto pelvico e degli arti inferiori ed è
pertinente ad un neonato; il terzo è rappresentato da ossa lunghe
degli arti (omero, radio e ulna destra, femore, tibia e fibula sinistra).
Lo scheletro completo rinvenuto in connessione e accompagnato dallo scheletro
del cane, anch'esso in connessione, è appartenuto ad un individuo
maschile dell'età apparente di 35-40 anni. Lo stato di connessione
di entrambi fa presumere che i loro cadaveri rimasero sotto un cumulo
di materiale dopo essere caduti in acqua e lì preservarono la loro
connessione anatomica fino al momento dell'attuale scoperta. La posizione
di entrambi porta a credere che essi siano rimasti vittime di un naufragio
(la natura del porto fa optare per una piena fluviale). I loro corpi caddero
in acqua da un natante (probabilmente la nave oneraria B che si presenta
inclinata sul fondo, dal lato dei due scheletri, di uomo e di cane, con
parte del suo carico al di fuori della sua fiancata). |
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| È da considerare la posizione del collo dell'uomo;
esso risulta come inchiodato al fondo da un paletto ligneo che gli sta sopra
di traverso; il paletto a sua volta è trattenuto da resti del fasciame
(?) del natante; si tratta di una situazione che, con l'aggiunta del carico
precipitategli addosso, non ha permesso al cadavere di ritornare in superficie;
il corpo si scheletrizzò lentamente insieme al cadavere del cane,
rimasto a sua volta sotto il fasciame del natante. Siamo di fronte ad un
caso forse unico nell'archeologia; di solito i resti ossei degli annegati,
una volta decomposti i loro cadaveri, vengono trascinati dalle correnti
e quindi si rinvengono come ossa isolate, com'è sicuramente avvenuto
agli altri resti rappresentanti delle altre otto entità individuali,
ivi compresi i resti del terzo individuo maschile, rinvenuti in questo scavo.
Il terzo individuo deve aver avuto la stessa sorte dell'altro individuo con il cane, ma le correnti hanno disarticolato lo scheletro in un secondo momento, tanto che le ossa lunghe dei suoi arti non erano troppo distanti le une dalle altre; ciò ha permesso di riconoscerle, insieme alla loro morfologia e al loro volume, come appartenenti allo stesso individuo. Interessante il fatto di aver rinvenuto principalmente individui di sesso maschile; un femore soltanto è appartenuto ad una donna. Tutto questo induce a credere che si tratti di uomini operanti nel porto e lì annegato per cause varie; se essi fossero morti sulle rive dell'Auser in tratti del fiume precedenti il porto e trasportati poi dalle correnti arenati nel bacino è da presumere che anche resti di individui di sesso femminile avrebbero avuto la possibilità di essere maggiormente rappresentati, come sono in effetti quelli maschili; si tratta ovviamente di una condizione necessaria ma non sufficiente. Lo studio, ancora preliminare, mette in evidenza una componente maschile estremamente robusta; con arti, soprattutto posteriori, molto segnati da attacchi muscolari potenti; ciò avvalora l'ipotesi che si tratti di portuali avvezzi a manovrare carichi e sartiame di nave. Si tratta di uomini con stature elevate (si va dai 168 ai 174 cm.), come non si ritrovano quasi mai nei gruppi umani del Bacino mediterraneo centromeridionale nell'ambito cronologico in cui i reperti sono compresi almeno da non ammettere che la maggior parte degli individui, almeno maschile (sei su otto si avvicinano o superano il metro e settanta di statura), facesse parte di etnie alloctone all'Italia centromeridionale e magari di origine nordica. |
![]() Ricostruzione del cranio dell'adulto |
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![]() Scheletro umano e scheletro di cane al momento del rinvenimento (foto) |
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