Navigatori e genti di mare - L'età medievale

Bibliografia

 

Età Medievale: indice

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Saperi tra le due sponde
Marinai e genti di mare
Fonti

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Documenti

 

Nel corso della Prima Crociata, il papa Urbano II delega la sua autorità sulla Terrasanta a un proprio emissario, inizialmente Adhémar du Puy, ma ben presto rimpiazzato da Daimberto, arcivescovo di Pisa e, da quel momento, patriarca di Gerusalemme. Con una lettera, datata 1099, Daimberto comunica la vittoria delle forze cristiane e la presa di Gerusalemme. Questa la traduzione, solo in piccola parte stilisticamente riadattata, di quella lettera:

Al Signor Papa della Chiesa di Roma, a tutti i vescovi ed a tutti i fedeli di fede cristiana, io, arcivescovo di Pisa, con gli altri vescovi, il duca Godefroi per grazia di Dio oggi ammesso al Santo Sepolcro, Raimondo conte di Saint giles e l'intera armata di dio oggi in terra d'Israele, salute e preghiere. Molteplicate gli inni e le preghiere, ridete e danzate davanti al Signore, perchè dio ha esaltato la sua misericordia, realizzando attraverso di noi quello che aveva promesso nei tempi antichi. Dopo la presa di Nicea, l'armata intera ha proseguito il suo cammino, con oltre trecentomila uomini armati. Una tale moltitudine avrebbe potuto occupare l'intero Impero graco, in un solo giorno berne l'acqua di tutti i fiumi e lavorarne tutte le campagne, e pertanto il Signore l'ha condotta in una tale abbondanza che si poteva comprare un montone per un soldo appena o un bue per dodici.
In seguito i principi ed i re dei Saraceni si sono ribellati contro di noi, ma per la volontà di Dio sono stati facilmente vinti e messi in fuga. Dopo tutte queste gioie, Dio ha voluto punire gli orgogli ed ha messo Antiochia sulla nostra strada, una città. Siamo rimasti bloccati nove mesi assediandola, Egli ha voluto umiliarci lasciandoci in quella situazione finché la nostra superbia non si fosse abbassata. Siamo stati puniti finché nella nostra armata non era possibile trovare più di un centinaio di cavalli in buone condizioni. Allora Dio ci ha dato accesso ai tesori della Sua benedizione e della Sua misericordia. Ci ha permesso di introdurci nella città, di ridurre i turchi in nostro potere e di impossessarci dei loro beni. Forse abbiamo voluto attribuire questa vittoria ai nostri soli meriti, forse non abbiamo esaltato con la sufficiente dignità le nostre grazie a Dio per quanto ci aveva concesso: siamo dunque stati assediati da un numero così grande di Saraceni da rendere impossibile uscire dalla città. La fame si diffuse all'interno della città, al punto che per puro miracolo non ci si è ridotti a mangiare carne umana. Ma sarebbe troppo lungo descrivere le miserie che si sono patite in città. Il Signore assiste il suo popolo, e ha consolato coloro che aveva per così lungo tempo tormentato. [...].
Egli ci ha infuso le forze di prendere le armi e di combattere valorosamente. Noi abbiamo trionfato sui nemici, ma la fame e l'inedia hanno rapidamente indebolito l'armata durante la sua permanenza ad Antiochia. Siamo dunque ripartiti per la Siria, soprattutto a causa delle dispute tra i principi, ed abbiamo conquistato le città saracene di al-Bara e Ma'arrat e presi i castelli della regione. ci preparammo dunque ad attendere in quel luogo, mentre la fame degli uomini dell'armata era tale che i cristiani mangiavano i cadaveri in decomposizione dei Saraceni. In seguito, come fosse dietro consiglio di Dio, abbiamo avanzato fino in Persia, ed abbiamo avuto con noi la mano completamente generosa, misericordiosa e vittoriosa del Padre onnipotente.
Gli abitanti di città e castelli della regione dove avanzavamo ci inviavano messaggeri carichi di regali, e si mostravano pronti a servirci ed a metterci a disposizione le loro fortezze. Ma siccome la nostra armata non era ormai più così numerosa e che tutti erano ansiosi di arrivare a Gerusalemme, abbiamo accettato delle garanzie e li abbiamo sottoposti a tributi. Qualora poi capitava che ci si imbattesse in una città, tra quelle che si trovano su quelle coste, con una popolazione più numerosa della nostra armata, come negli esempi di Antiochia, Laodicea e Roha, ci veniva dimostrato che la mano del Signore era con noi; [...]. Così, siccome Dio è stata la nostra guida ed ha operato attraverso di noi, noi siamo arrivati a Gerusalemme.
Durante l'assedio della Città, l'armata ha molto sofferto, soprattutto per la mancanza d'acqua. Abbiamo dunque organizzato un'assemblea: i vescovi e i principi hanno fatto annunciare che avrebbero fatto una processione attorno alla città ed a piedi nudi, così che Colui che per noi vi fece il suo ingresso in piena umiltà, davanti alla nostra umiltà verso di Lui, ci permettesse di entrarvi per procedere al giudizio dei suoi nemici. Il Signore accolse la nsotra umiltà. Otto giorni dopo il nostro gesto d'umiliazione, Egli ci liberò la città con i suoi nemici, nell'anniversario del giorno stesso in cui la Chiesa delle origini ne fu espulsa e nel quale numerosi fedeli celebrano la festa della Disperisone degli Apostoli.
E se voi volete sapere che cosa abbiamo fatto dei nemici che abbiamo trovato in città, sappiate che, sotto il portico di Salomone e nel suo Tempio, i nostri cavalcavano con il sangue dei Saraceni che arrivava fino alle ginocchia dei loro cavalli... [...].

Si riporta qui inoltre, nella sua versione testuale originale, la testimonianza degli Annales Pisani che riferiscono della partecipazione della città, con centoventi navi, a quella gloriosa Prima Crociata.

Anno Domini 1099. Populus Pisanus iussu domni pape Urbani II in navibus centum et viginti ad liberandum Ierusalem de manibus paganorum profectus est. Quorum rector et ductor Daibertus Pisane urbis archiepiscopus extitit, qui postea Ierosolima factus patriarcha remansit. Proficiscendo vero Lucatam et Cefaloniam, urbes fortissimas expugnantes expoliaverunt, quoniam Ierosolimitanum iter impedire consueverunt. In eodem autem itinere Pisanus populus Maidam urbem fortissimam cepit, et Laodaciam cum Boemundo, et Gibellum cum ipso et Raimundo comite Sancti Egidii obsedit. Inde igitur digressi venerunt Ierosolimam. Quo anno concremata est pene tota Kintica. Quo anno 1100. Ierusalem a christianis capta est 18 Kal. Augusti.

 

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