Bibliografia
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pp.135-141.


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| Documenti |
Nel corso della Prima Crociata, il papa Urbano II delega
la sua autorità sulla Terrasanta a un proprio emissario, inizialmente
Adhémar du Puy, ma ben presto rimpiazzato da Daimberto, arcivescovo
di Pisa e, da quel momento, patriarca di Gerusalemme. Con una lettera,
datata 1099, Daimberto comunica la vittoria delle
forze cristiane e la presa di Gerusalemme. Questa la traduzione,
solo in piccola parte stilisticamente riadattata, di quella lettera:
Al Signor Papa della Chiesa di Roma, a tutti i vescovi
ed a tutti i fedeli di fede cristiana, io, arcivescovo di Pisa, con
gli altri vescovi, il duca Godefroi per grazia di Dio oggi ammesso al
Santo Sepolcro, Raimondo conte di Saint giles e l'intera armata di dio
oggi in terra d'Israele, salute e preghiere. Molteplicate gli inni e
le preghiere, ridete e danzate davanti al Signore, perchè dio
ha esaltato la sua misericordia, realizzando attraverso di noi quello
che aveva promesso nei tempi antichi. Dopo la presa di Nicea, l'armata
intera ha proseguito il suo cammino, con oltre trecentomila uomini armati.
Una tale moltitudine avrebbe potuto occupare l'intero Impero graco,
in un solo giorno berne l'acqua di tutti i fiumi e lavorarne tutte le
campagne, e pertanto il Signore l'ha condotta in una tale abbondanza
che si poteva comprare un montone per un soldo appena o un bue per dodici.
In seguito i principi ed i re dei Saraceni si sono ribellati contro
di noi, ma per la volontà di Dio sono stati facilmente vinti
e messi in fuga. Dopo tutte queste gioie, Dio ha voluto punire gli orgogli
ed ha messo Antiochia sulla nostra strada, una città. Siamo rimasti
bloccati nove mesi assediandola, Egli ha voluto umiliarci lasciandoci
in quella situazione finché la nostra superbia non si fosse abbassata.
Siamo stati puniti finché nella nostra armata non era possibile
trovare più di un centinaio di cavalli in buone condizioni. Allora
Dio ci ha dato accesso ai tesori della Sua benedizione e della Sua misericordia.
Ci ha permesso di introdurci nella città, di ridurre i turchi
in nostro potere e di impossessarci dei loro beni. Forse abbiamo voluto
attribuire questa vittoria ai nostri soli meriti, forse non abbiamo
esaltato con la sufficiente dignità le nostre grazie a Dio per
quanto ci aveva concesso: siamo dunque stati assediati da un numero
così grande di Saraceni da rendere impossibile uscire dalla città.
La fame si diffuse all'interno della città, al punto che per
puro miracolo non ci si è ridotti a mangiare carne umana. Ma
sarebbe troppo lungo descrivere le miserie che si sono patite in città.
Il Signore assiste il suo popolo, e ha consolato coloro che aveva per
così lungo tempo tormentato. [...].
Egli ci ha infuso le forze di prendere le armi e di combattere valorosamente.
Noi abbiamo trionfato sui nemici, ma la fame e l'inedia hanno rapidamente
indebolito l'armata durante la sua permanenza ad Antiochia. Siamo dunque
ripartiti per la Siria, soprattutto a causa delle dispute tra i principi,
ed abbiamo conquistato le città saracene di al-Bara e Ma'arrat
e presi i castelli della regione. ci preparammo dunque ad attendere
in quel luogo, mentre la fame degli uomini dell'armata era tale che
i cristiani mangiavano i cadaveri in decomposizione dei Saraceni. In
seguito, come fosse dietro consiglio di Dio, abbiamo avanzato fino in
Persia, ed abbiamo avuto con noi la mano completamente generosa, misericordiosa
e vittoriosa del Padre onnipotente.
Gli abitanti di città e castelli della regione dove avanzavamo
ci inviavano messaggeri carichi di regali, e si mostravano pronti a
servirci ed a metterci a disposizione le loro fortezze. Ma siccome la
nostra armata non era ormai più così numerosa e che tutti
erano ansiosi di arrivare a Gerusalemme, abbiamo accettato delle garanzie
e li abbiamo sottoposti a tributi. Qualora poi capitava che ci si imbattesse
in una città, tra quelle che si trovano su quelle coste, con
una popolazione più numerosa della nostra armata, come negli
esempi di Antiochia, Laodicea e Roha, ci veniva dimostrato che la mano
del Signore era con noi; [...]. Così, siccome Dio è stata
la nostra guida ed ha operato attraverso di noi, noi siamo arrivati
a Gerusalemme.
Durante l'assedio della Città, l'armata ha molto sofferto, soprattutto
per la mancanza d'acqua. Abbiamo dunque organizzato un'assemblea: i
vescovi e i principi hanno fatto annunciare che avrebbero fatto una
processione attorno alla città ed a piedi nudi, così che
Colui che per noi vi fece il suo ingresso in piena umiltà, davanti
alla nostra umiltà verso di Lui, ci permettesse di entrarvi per
procedere al giudizio dei suoi nemici. Il Signore accolse la nsotra
umiltà. Otto giorni dopo il nostro gesto d'umiliazione, Egli
ci liberò la città con i suoi nemici, nell'anniversario
del giorno stesso in cui la Chiesa delle origini ne fu espulsa e nel
quale numerosi fedeli celebrano la festa della Disperisone degli Apostoli.
E se voi volete sapere che cosa abbiamo fatto dei nemici che abbiamo
trovato in città, sappiate che, sotto il portico di Salomone
e nel suo Tempio, i nostri cavalcavano con il sangue dei Saraceni che
arrivava fino alle ginocchia dei loro cavalli... [...].
Si riporta qui inoltre, nella sua versione testuale originale,
la testimonianza degli Annales Pisani che riferiscono della partecipazione
della città, con centoventi navi, a quella gloriosa Prima Crociata.
Anno Domini 1099. Populus Pisanus
iussu domni pape Urbani II in navibus centum et viginti ad liberandum
Ierusalem de manibus paganorum profectus est. Quorum rector et ductor
Daibertus Pisane urbis archiepiscopus extitit, qui postea Ierosolima
factus patriarcha remansit. Proficiscendo vero Lucatam et Cefaloniam,
urbes fortissimas expugnantes expoliaverunt, quoniam Ierosolimitanum
iter impedire consueverunt. In eodem autem itinere Pisanus populus Maidam
urbem fortissimam cepit, et Laodaciam cum Boemundo, et Gibellum cum
ipso et Raimundo comite Sancti Egidii obsedit. Inde igitur digressi
venerunt Ierosolimam. Quo anno concremata est pene tota Kintica. Quo
anno 1100. Ierusalem a christianis capta est 18 Kal. Augusti.
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