Saperi tra due sponde
Vista delle dogane a Venezia, Codex Maggi, Voyage de Charles Magius, 1578. Manoscritto illustrato. BnF, Estampes et Photographie (Rés.Ad.134 fol.7) |
Non furono sempre di natura bellica i contatti dei pisani
con le altre popolazioni mediterranee. Col mondo islamico in particolare,
si possono infatti attestare innumerevoli testimonianze di relazioni pacifiche,
anche se caratterizzate da circospezione e da una certa diffidenza, ma
anche di emulazione e di concorrenza. Il primo patto scritto attestato
risale al 1133 ed in seguito, per secoli, i rapporti soprattutto con gli
Stati dell’Africa settentrionale (ma soprattutto Tunisi e Bugia)
videro succedersi trattati di commercio e d’amicizia, scambi di
cortesia e di affari vantaggiosi.
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Leonardo Fibonacci e il Liber Abaci del 1202
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Il padre di Leonardo Fibonacci, Guglielmo, era notaio
presso la dogana di Bugia e lì addetto a registrare gli atti pubblici
del console residente a difesa degli interessi della nazione dei mercanti
pisani. La città era infatti una piazza molto importante nel quadro
degli scambi commerciali con la Berberia orientale, eccellente produttrice
di cereali oltre che mercato interessante per l'acquisto di cuoio e, in
misura minore, di lana, cera, allume e scorze tanniche (importanti queste
ultime per la concia dei pellami). La nuova matematica che Leonardo portò con sé al rientro
a Pisa dai suoi viaggi nel Mediterraneo è praticamente estranea
alle scarsissime conoscenze del tempo, che ne vengono rivoluzionate al
punto da scomparire quasi del tutto dalle pagine della storia. Nessuno dei numerosi manoscritti matematici di Leonardo si trova a Pisa.
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| Il Liber Pisano | Sono gli spazi mediterranei che, probabilmente intorno al 1180, un anonimo pisano descriveva con sicurezza in una sorta di precoce portolano in latino, a commento di una carta marittima da lui disegnata e purtroppo non pervenutaci. Un'opera di straordinaria precocità solo recentemente restituitici dall'oblio. Dal prologo di questo Liber apprendiamo molte cose sull'autore e sulla genesi del suo lavoro. Intanto egli sostiene di aver compiuto numerosi viaggi, dai quali afferma di aver tratto una parte delle informazioni fornite, ma di avere utilizzato come fonti anche i marinai con cui era entrato in contatto e pure fonti libresche. Inoltre, l'autore, che appare ben consapevole della novità del suo testo, racconta di essere stato indotto a scrivere l'opera da un venerabile canonico della chiesa maggiore di Pisa, anche perché le sacre scritture non offrivano una corrispondente descrizione della realtà geografica mediterranea: un lavoro difficile e lungo è insiste è oltre che nuovo, nonché aperto a correzioni ed integrazioni. | |
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