Scienziati
e mercanti


Michelangelo Tilli
(Castelfiorentino 1655-Pisa 1740)
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La vocazione mediterranea dei sudditi del Granducato di
Toscana è indubbia e significativa, così come numerosi furono
i rapporti con il Nord Africa, tanto di tipo economico e commerciale,
che politico e militare. Vere e proprie migrazioni sono attestate da numerosi
studi in grado di testimoniare una mobilità soprattutto di mercanti
e finanzieri, ma anche di élite intellettuali e tecnici specializzati.
Di quest'ultimo gruppo fanno parte i medici e gli scienziati toscani e,
di questi, rivestono un particolare interesse quelli che furono, per periodi
più o meno prolungati, presso la Corte tunisina. Tra i paesi maghrebini,
infatti, la Tunisia ebbe spesso, con alcune città toscane in particolare,
un rapporto privilegiato. Ovviamente, tali 'scambi' di competenze tecniche
poterono essere possibili solo in alcune fasi della politica medicea,
quando cioè i granduchi si dimostrarono inclini a rapporti amichevoli
con le potenze maomettane.
All'origine dei viaggi alla volta di Tunisi, vi furono sempre le richieste
dei bey rivolte ai granduchi nel desiderio di assicurarsi a corte
un abile medico in grado di sopperire alle necessità sanitarie
più complicate. In mancanza di un più dettagliato esame
della storia delle relazioni con il granducato mediceo, accanto ai rapporti
ora conflittuali tra l'Ordine militare dei cavalieri di Santo Stefano
ed i corsari maghrebini, ora concilianti esistenti tra i granduchi toscani
ed i bey tunisini, si collocano le figure di due paradigmatici personaggi:
Giovanni Pagni (1634-1676), medico pisano ed archeologo, e Michelangelo
Tilli (1655-1740), anch'egli medico e celebre botanico.
Il pisano Pagni, su indicazione del più noto medico
personale di Ferdinando III, Francesco Redi, fu inviato in Tunisia quale
esperto tecnico in medicina dietro richiesta dell'autorità locale
ed ivi risedette per un anno, a partire dall'aprile 1667. Il compito del
Pagni a Tunisi sarebbe stato quello di prestare il proprio servizio a
Mohammed el Hafsi, fratello del bey Muràd e figlio di Mohammed
Pascià, che sarebbe divenuto a sua volta bey dal 1675, a seguito
della morte di Muràd. Già professore di Medicina pratica
straordinaria presso l'Ateneo pisano dal 1666-67 al 1676-77, il Pagni
eccelse per il suo eclettismo, facendosi ricordare anche come naturalista,
botanico e soprattutto come esperto antiquario. Ottenne il titolo di medico
nell'Ordine dei cavalieri di Santo Stefano, seppur non vestì mai
l'abito.
Nel corso del suo soggiorno tunisino, il medico pisano stese accurate
memorie del suo viaggio, che presero la forma di un cospicuo epistolario
- già edito, ma ancora poco noto - indirizzato soprattutto al Redi,
visto che proprio quest'ultimo aveva esplicitamente richiesto indagini
in merito a diverse questioni di tipo scientifico e naturalistico, ma
anche archeologico, storico e culturale.
Non è noto che tipo di malattia affliggesse il bey tunisino, né
quale sia stato l'esito delle terapie prescritte dal pisano, ma forse
è possibile almeno ipotizzare un qualche progresso, visto che,
al momento del rimpatrio, il giovane medico si vide ricompensato dal proprio
paziente con una cifra di denari pari al valore di dieci cavalli di prima
qualità e che numerosi furono anche i regali di riconoscenza inviati
per suo tramite al granduca Medici. Pagni, inoltre, non mancò di
obbedire all'incarico impartitogli dal Redi, fornendoci dettagliate notizie
e curiosità sulle terre da lui visitate, soffermandosi su tradizioni
religiose e costumi folklorici, su istituzioni politiche e sociali, su
aspetti relativi alle scienze naturali, botaniche e zoologiche, come dedicando
particolare attenzione ad accurate descrizioni dei più importanti
siti archeologici della regione. Tornato a Pisa e ripreso l'insegnamento
di medicina all'università, Pagni rimase in contatto epistolare
con alcuni corrispondenti a Tunisi, tra i quali lo stesso bey, che parlava
un po' d'italiano e continuò ad inviargli doni anche negli anni
successivi. E proprio il bey, nell'estate del 1674, richiese di nuovo
la sua perizia, offrendogli un ingente compenso annuo, oltre ad alloggio
e servitù in cambio della sua permanenza alla corte, ma il pisano
declinò l'invito e così si ripeté ancora negli anni
successivi.
Ben più noto alla storiografia è Michelangelo Tilli,
di Castelfiorentino. Illustre studioso di botanica, che insegnò
anche all'università come professore, Tilli è celebre per
aver risollevato le sorti del Giardino botanico pisano. Questo dotato
naturalista non perse occasione di dedicarsi ai viaggi, soprattutto in
Oriente ed in Africa, al fine di raccogliere campioni vegetali e flora
esotica da portare poi a Pisa per studiarne modalità di coltivazione
e caratteristiche, rendendo così la città un centro scientifico
di primo piano sulla scena europea.
Si ricorda l'introduzione per la prima volta in Italia dell'ananas e del
caffè, fatti coltivare proprio grazie alla realizzazione innovativa
di “stufe”, cioè di vere e proprie serre, dove rendere
possibile la sopravvivenza e l'acclimatazione delle piante esotiche. Testimonia
il rilievo acquisito dal Giardino dei Semplici il giudizio positivo datone
da Linneo, che ne parlò quale uno dei migliori orti botanici europei.
In quest'attività fu spesso appoggiato dallo stesso Cosimo III,
il quale aveva ereditato dai suoi antecessori una spiccata passione per
la botanica, e che volle in numerose occasioni agevolare personalmente
le spedizioni di sementi dall'Asia come dalle lontane Americhe.
A testimonianza delle buone relazioni che si tenevano in quegli anni tra
la Celeste Porta ed i Medici, si registrano le nuove e reiterate richieste
dei bey perché si inviasse da Firenze un medico esperto che potesse
alleviare le infermità certe od eventuali dei sovrani barbareschi.
Anche il gran sultano di Costantinopoli, saputo che a Pisa si trovavano
scienziati di grande talento - noti per praticare le più avanzate
tecniche dell'epoca, ovvero i principi della Scuola Sperimentale galileiana
e della Accademia fiorentina del Cimento - rivolse preghiera al Medici,
affinché inviasse almeno uno tra i suoi medici migliori. Tilli,
posto a capo del servizio sanitario della Marina granducale fin dal 1681,
fu imbarcato sulle galere toscane alla volta delle isole Baleari, per
poi, nel 1683, recarsi per alcuni mesi a Costantinopoli. Il paziente non
sarebbe stato il sultano, bensì suo genero, Musaipp Pascià,
gravemente malato per una sfortunata caduta da cavallo. Tilli partì
per la sua destinazione insieme al chirurgo Francesco Pasquali e soggiornò
in quelle terre fino al giugno-luglio del 1685, trascorrendo alcuni periodi
anche in Albania e ad Adrianopoli.
Dopo breve tempo il Tilli si recò ancora a Tunisi, forse perché
desideroso di studiare i resti dell'antica Cartagine e di prelevare campioni
botanici rari da trapiantare al Giardino dei Semplici di Pisa, di cui
era direttore. A seguito di quel soggiorno, durato circa due mesi, tra
le varie specie introdotte, si ricorda quella che fu classificata come
“Cinara acaulis tunetana”, una variante autoctona della pianta
del cardo nota in madrepatria col nome di 'tafga'. Condusse inoltre numerosi
studi ed osservazioni barometriche che risultarono di indubbia utilità
negli studi di meteorologia comparata toscani e di altri paesi europei.
La tradizione della scuola medica toscana aveva ormai acquisito
una certa fama, se alla metà del XVIII secolo si inviò,
ancora su richiesta del bey tunisino, all'epoca Sidi Yunès, il
chirurgo Giuseppe Cei, livornese.
Il contesto storico è assai mutato rispetto ad un secolo prima,
diversa è la dinastia a capo del granducato. Con gli Asburgo Lorena
è cambiata anche la fisionomia dei traffici toscani: è ormai
emersa Livorno quale porto internazionale e protagonista delle relazioni
commerciali in ambito mediterraneo. È in questa atmosfera di rinnovate
promesse e rassicurazioni che occorre inserire la missione affidata al
medico livornese presso il bey tunisino, un po' in linea con la nuova
direttiva dei rapporti pacifici e della collaborazione tra i due paesi,
un po' all'insegna della rievocazione di antiche amicizie forse dimenticate
ed adesso così politicamente rilevanti.
Non è nota l'esatta attività che fu svolta dal Cei in occasione
della sua permanenza presso il bey, dal dicembre 1751 alla fine di gennaio
dell'anno successivo, ma sappiamo che si recò fino all'estremo
sud della Tunisia a seguito del signore affidato alle sue cure e che permise
comunque al Cei di condurre alcuni studi sull'effetto del veleno degli
scorpioni.
Il fallimento dei tentativi per incentivare il ruolo della Toscana, sia
in campo commerciale che mercantile, e la rottura dei rapporti con il
Nord Africa siglata dalla fine degli accordi con Algeri nel 1764, significarono
infine l'interruzione per molti anni di nuove spedizioni scientifiche
nelle terre maghrebine.
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