Oggetti, prede e bottini
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L’attività predatoria dei cavalieri di Santo
Stefano fu di tale portata da non invidiare niente alle incursioni barbaresche,
arrembando e saccheggiando le imbarcazioni turche (e non solo) con sistematica
efficacia. Le tracce di questa redditizia pratica, che si affermò
con particolare successo nel corso del XVI secolo, sono tuttora testimoniate
dalla ingente quantità di oggetti preziosi e resti delle imbarcazioni
che venivano conservati quale bottino a seguito degli scontri sul mare,
ma anche per terra, con gli avversari. Una buona parte di questo tesoro
si trova conservato nella Chiesa dell’Ordine.
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Bandiere turche e barbaresche
Bandiera turca alessandrina, Chiesa dei Cavalieri, Pisa |
Sono degni di particolare attenzione alcuni trofei di guerra, e specialmente
quelli che costituiscono la maggior collezione esistente di fiamme e stendardi
barbareschi, sottratte ai Turchi dal 1571 al 1692, in seta e in lana.
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| Trofei di guerra |
Al momento del rientro al porto, di ritorno da una campagna di corso,
le galere segnalavano il proprio arrivo e l’ammontare del bottino
fatto con un certo numero di colpi di cannone. Era un momento di particolare
allegria tanto per gli equipaggi che per la gente del porto, perché
molti avrebbero potuto prender parte alla spartizione delle ricchezze
saccheggiate altrove (fossero questi oggetti preziosi o prede vive destinate
alla schiavitù). Generalmente spettava un premio speciale a colui
che aveva in qualche modo reso possibile impossessarsi del bottino, o
con l'avvistamento dell’imbarcazione nemica, o per esser stato il
primo a salire a borda all’arrembaggio, o ancora per essersi distinto
nella battaglia. Occorreva poi detrarre le spese per deporre il carico,
trasportarlo a ricovero nel magazzino e quindi eseguire tutte le valutazioni
e misurazioni necessarie alla vendita, in genere effettuata con un’asta
pubblica. Quindi si procedeva alla divisione dell’utile netto, opportunamente
ripartito secondo uno specifico regolamento tra ufficiali e gli altri
membri dell’equipaggio, mentre un’ultima parte era garantita
alle casse dell’Ordine stefaniano. |
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