| Il Palazzo del Consiglio dei Dodici |
Il palazzo, costruito utilizzando vecchie strutture precedenti di età
medievale, fu completato e restaurato nel 1603 dal Francavilla, sulla
base dei disegni lasciati dal Vasari. Vi risiedeva il Consiglio dei Dodici,
organo di governo dell’Ordine stefaniano.
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Arme
dei cavalieri di Santo Stefano
con statue della Religione e della Giustizia, Pisa, Palazzo della
Carovana. Complesso marmoreo realizzato da Stoldo Lorenzi (1534-1583)
da un modello in terra eseguito da Giorgio Vasari (1511-1574). Al
centro, in marmo bianco e rosso, doppio stemma raffigurante la croce
rossa dei cavalieri stefaniani sul fondo bianco, il bianco della Regola
di San Benedetto, e quello mediceo con le sei palle. |
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Fontana con la statua di Cosimo I nelle vesti di gran maestro dell’Ordine
di S. Stefano, Pietro Francavilla (1553-1615), Pisa, Piazza dei
Cavalieri
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Questa
statua, in realtà ben poco apprezzata dalla critica, fu fatta
eseguire da Ferdinando I, negli anni tra il 1594 e il 1596, per
celebrare la memoria di Cosimo I, fondatore dell’Ordine di
S. Stefano. L’esecuzione del Francavilla pare seguire i disegni,
così almeno vuole la tradizione, del Giambologna. La motivazione
politica ed agiografica della scultura contribuisce a conferire
alla piazza un significato propagandistico ad elogio della dinastia
medicea, quale dominatrice dei mari attraverso l’azione degli
stefaniani.
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Testimonianze pittoriche ed artistiche

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Il ciclo dei dipinti nel soffitto della Chiesa dei Cavalieri di S.Stefano,
anche se finora trascurato dalla letteratura artistica, assume un significato
storico di indubbia importanza. Rappresentò infatti l’occasione
suprema per la glorificazione delle imprese dei cavalieri ed anche –
seppur in misura minore - per una celebrazione tutta politica della dinastia
medicea. La serie figurativa delle imprese militari dell’Ordine
dei Cavalieri di S. Stefano, incastonata nel soffitto ligneo della Chiesa,
risale al 1604, anno in cui vennero ultimati gli intagli lignei e commissionati
i dipinti, quattro dei quali eseguiti entro il 1605. I temi trattati nei
sei dipinti (eseguiti: uno da Lodovico Cardi detto il Cigoli, due da Jacopo
Ligozzi, uno da Cristoforo Allori e due da Jacopo Chimenti da Empoli)
sono particolarmente significativi e commemorano in ordine cornologico
gli episodi più illustri della storia marinara dell’Ordine.
Si va dalla rappresentazione di avvenimenti più squisitamente celebrativi,
come “L’imbarco di Maria de’ Medici” e “La
vestizione di Cosimo I”, a scene di battaglia, quali “Il ritorno
della flotta dell’Ordine dalla battaglia di Lepanto” o i due
dipinti dedicati a fatti d’attualità – secondo l’intenzione
granducale di dare rilievo ad imprese che testimoniassero l’ininterrotta
prosecuzione delle gloriose imprese cavalleresche – come la conquista
del presidio turco della Prèvesa avvenuta ai primi di maggio del
1605 e l’impresa militare di Bona (1607).
Interessanti anche le decorazioni del soffitto ligneo, ancor più
allusive alla simbologia ed agli emblemi medicei relazionati al mare ed
alla tradizione marittima e militare della famiglia. |
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| 1) “Cosimo I de’ Medici duca di Toscana
mentre, il 15 marzo 1562 [stile comune] riceve da monsignore Giorgio
Cornaro nunzio pontificio alla corte medicea, l’investitura
di gran maestro dei cavalieri dell’Ordine di S. Stefano, nel
duomo di Pisa” di Lodovico Cardi detto il Cigoli (1559-1613). |
2) “Il ritorno trionfale delle dodici galere stefaniane dalla
battaglia di Lepanto (ovvero Nàupaktos, oggi Èpaktos),
sulla costa del golfo di Corinto” (7/10/1571), di Jacopo Ligozzi
(1547-1626) --- Il dipinto rappresenta la celebre battaglia navale
avvenuta presso Lepanto, il 7 ottobre 1571, ma si sceglie di illustrare
non il momento dello scontro, bensì quello del rientro delle
navi toscane nel porto di Livorno, con il loro carico di schiavi.
Un soggetto, come si può verificare, essenzialmente laico,
mirato soprattutto alla celebrazione della gloria che ne derivò
ai Medici piuttosto che al significato religioso che solitamente gli
si attribuì. |
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| 3) “L’imbarco a Livorno di Maria de’
Medici, che va sposa ad Enrico IV di Borbone di Francia, sulla nave
reale, che sarà scortata da diciotto galere tra cui sette stefaniane”
(17.10.1600), di Cristoforo Allori (1577-1621). |
4) “Nel Mare Egeo sette galere stefaniane al comando del Grand’Ammiraglio
Jacopo Inghirami catturano quattro navi turche, tra cui la nave capitana
di Alessandria d’Egitto” (25/5/1602), di Jacopo Chimenti
da Empoli (1551-1640). Il dipinto rappresenta lo scontro navale avvenuto
il 25 maggio 1602 nel canale di Sciamo delle galere stefaniane, comandate
dall’ammiraglio Jacopo Inghirami, e i turchi, ai quali si riuscì
a catturare 423 prigionieri e quattro imbarcazioni, compresa la Capitana
della flotta di Alssandria d’Egitto, qui raffigurata. |
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| 5) “L’espugnazione di Prèvesa, sulla
costa ionica della Grecia, sotto la guida dell’Inghirami”
(3/5/1605), di Jacopo Ligozzi (1547-1626). Si raffigura qui la conquista
da parte dei cavalieri stefaniani del presidio turco di Prevesa (o
Nicopoli). La notizia dell’accaduto ebbe tale risonanza da imporne
la rappresentazione iconografica al Ligozzi, al quale fu commissionata
pochi giorni dopo l’impresa, e cambiando il progetto precedentemente
pensato per questo quadro. L’opera, nella quale spicca il gusto
per il dettaglio ed una rappresentazione storicamente accurata dell’evento,
venne completata solo nel 1607 a causa di difficoltà economiche
e controversie intercorse tra l’autore ed i committenti. |
6) “L’espugnazione di Bona” (15-16/9/1607), di
Jacopo Chimenti da Empoli(1551-1640). Questo dipinto, inizialmente
assegnato al pittore fiorentino Domenico Passignano e completato nel
1614, raffigura la conquista di Bona, uno dei più importanti
persidi turchi in Africa, avvenuta da parte degli stefaniani tra il
15 e il 16 settembre 1607. Spicca la figura di Jacopo Inghirami, ritratto
in primo piano, a destra del dipinto. |

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