La navigazione
antica |
Il comandante di una nave mercantile di epoca romana in
età imperiale poteva contare su una nave ben costruita, stagna
e ben attrezzata. Aveva mappe su cui determinare la rotta e portolani
con la descrizione delle coste quando si avvicinava alla terraferma.
Portava uno scandaglio per misurare la profondità delle acque fornito
di una coppa per il sego così che poteva portare in superficie
campioni di fondo.
Mandava messaggi alle altre navi o alla costa con bandiere da segnalazione.
Aveva una lancia da usarsi nei casi di emergenza o in porto; se la sua
nave era abbastanza grande poteva issarla a bordo, ma di solito se la
trascinava dietro con un marinaio a bordo, cosa che forniva la miglior
garanzia di salvataggio nel caso che qualcuno dell’equipaggio fosse
caduto fuori bordo.
Non aveva però la bussola, ma nel Mediterraneo, dove le distanze
in mare aperto non sono comunque mai troppo grandi, e dove la visibilità
è eccezionalmente buona, l’esserne privo non consisteva un
problema così insormontabile come altrove.
I viaggi marittimi erano comunque limitati da aprile a settembre, non
solo perché in inverno era possibile il verificarsi di tempeste,
ma soprattutto perché il tempo nuvoloso, oscurando il sole, le
stelle e rendendo invisibili le coste, rendeva pericolosi i viaggi senza
uno strumento adeguato a indicare la direzione.

Rotte commerciali marittime nel bacino
del Mediterraneo in epoca romana.
Tratto da Le navi antiche di Pisa, Firenze, Polistampa, 2000.

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