Vie di scambio - L'età antica

Le anfore e gli altri resti

Alcuni reperti dello scavo pisano, presso il Museo delle Navi romane, Pisa

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I resti ed i reperti emersi dallo scavo archeologico del porto antico di Pisa San Rossore ci possono permettere di verificare con dovizia di particolari alcuni dei principali flussi commerciali che videro la Pisa etrusca e romana al centro dei traffici marittimi del Tirreno ma anche del Mediterraneo.
In particolare, le testimonianze di esemplari quali anfore o campioni di terra sigillata, ma anche altri oggetti riscontrati in minor quantità, si sono dimostrati utilissimi per fornire molte informazioni sulle merci di scambio e sulle rotte commerciali usate dagli antichi.

Terra sigillata

 

Approfittando delle ricchezze locali e delle possibilità offerte dal porto e dalle vie di scambio ben avviate da Pisa, Cn.Ateius avviò nel I secolo a.C. sulle rive dell’Auser, a poca distanza verso Nord dal centro urbano, una filiale delle sue attività di produzione di terra sigillata, destinata soprattutto per gli approvvigionamenti degli accampamenti e delle truppe.
Le opportunità rivelatesi dalle floride commercializzazioni possibili via mare dal porto tirrenico, oltre alla riduzione drastica del costo dei trasporti per trovarsi già nei pressi dell’imbarco, portò a far sì che la produzione pisana superasse la casa madre, posta in Arezzo, ben presto soppiantandola completamente.
La terra sigillata pisana conobbe enorme diffusione, affermandosi oltre che in Italia anche in Gallia e in Germania, raggiungendo poi le più lontane province dell’Impero romano.
Tale successo perdurò fino alla inesorabile affermazione della sigillata sud-gallica, la cui concorrenza assunse aspetti imponenti già dalla seconda metà del I secolo d.C. e come è ampliamente testimoniato dai diversi volumi di traffico delle due terre attestati dai resti del porto pisano di San Rossore.

 

Anfore

Tratto da B.Ferrini-E.Rossi, Le anfore, in Le navi antiche di Pisa. Ad un anno dall’inizio delle ricerche, a cura di Stefano Bruni, Firenze, Edizioni Polistampa, 2000, pp.119-120; E.Rossi, Anfore “greco-italiche”, in ibid., pp.121-127; S.Pesavento Mattioli-S.Mazzocchin-M-G.Pavoni, Anfore della nave B, in ibid., pp.131-141.

 

Le anfore sono i contenitori per eccellenza dei trasporti marittimi e fluviali: sono fabbricate e smerciate non tanto per il loro valore intrinseco, ma come contenitori di altri prodotti, in particolare olio, vino, frutta, salse di pesce, pesce salato e molte altre sostanze. Una volta riempite, le anfore venivano sigillate con tappi di terracotta, di legno o di sughero.
Sul collo, sulle anse, sull’orlo e sui puntali sono frequenti i bolli, con indicazione del nome del fabbricante, del nome del commerciante, del contenuto, della qualità e del peso. Riempite e sigillate, le anfore erano quindi imbarcate nelle stive delle navi, impilate con gran cura in file sfalsate e sovrapposte, in modo da rendere il carico stabile e il più capace possibile.

Una volta arrivate a destinazione, le anfore costituivano un vuoto a perdere, ma venivano spesso reimpiegate come materiale da costruzione. Al momento, lo scavo pisano ha restituito oltre un migliaio di esemplari, dei quali una notevole percentuale integri o interamente ricostruibili.
Le tipologie più comuni reperite sono le così dette “anfore greco-italiche”, che fin nella loro denominazione riflette pienamente nel termine il carattere pan mediterraneo greco-romano del commercio di questo periodo.
Le caratteristiche tipologiche di queste anfore si possono evidenziare nell’orlo appiattito e inclinato, la forma del collo troncoconico, la spalla carenata piuttosto ampia e appiattita nei tipi più antichi che diventa sempre più arrotondata in quelli più recenti, il corpo ovoidale più o meno allungato.
Questo tipo di anfore sembra impiegato unicamente per trasportare vino.
L’introduzione graduale su vasta scala di questo tipo di contenitori nel corso del III secolo a.C., testimoniato dai ritrovamenti di relitti sempre più numerosi nel Mediterraneo, può attestare efficacemente il graduale espansionismo politico, militare ed economico di Roma per il controllo dei principali mercati del Mediterraneo occidentale nel periodo compreso fra la I e la II guerra punica.

In questo quadro si collocano i numerosi esemplari di “greco-italiche” contraddistinte in diverse varianti, provenienti dall’area del complesso ferroviario di Pisa - San Rossore. Vi sono infatti state ritrovate anfore del tipo più antico, databili tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C., ma anche un buon numero di esemplari più evoluti, oltre ad anfore puniche e massaliote tarde, di cui molte intatte con ancora il tappo sigillato.
Ma si sono reperite anche una ventina di anfore del tipo “Lamboglia 2”, facenti parte del carico della nave B, per la maggior parte fabbricate lungo il versante adriatico dell’Italia e originariamente destinate al trasporto del vino; alcuni esemplari sono di provenienza dalla Penisola iberica ed in essi viaggiavano prodotti della lavorazione del pesce o vini trattati in modo particolare.
Proprio l’eterogeneità del carico impedisce di avanzare ipotesi sugli scali di imbarco delle merci prima dell’arrivo a Pisa.

Altri oggetti

 

 


Di grande importanza per capire l’entità dei commerci dell’area pisana anche il piccolo vaso di uso comune (lagynos) in argilla grigia del II secolo a.C. recuperato, perché il materiale del quale è costituito lo rende un esemplare unico nel suo genere.
Le ceramiche in argilla grigia del periodo corrispondente al tardo-ellenistico sono infatti provenienti per lo più dalle coste dell’Asia Minore (e quest’oggetto potrebbe forse esser stato prodotto a Cipro) e sono state rinvenute anche nella Grecia Orientale: appare quindi evidente la vastità dei traffici intercorsi proprio con la Grecia da parte delle popolazioni etrusche abitanti queste zone.

Anche il cospicuo numero di frammenti vitrei ritrovati, quali parti più o meno complete di manufatti di varia foggia e databili tra il I e il II secolo d.C., costituiscono un campione di indubbio significato per l’attestazione della circolazione e della presenza di vasellame vitreo a Pisa principalmente durante l’età imperiale romana.

Bicchiere cilindrico di vetro verde chiaro, soffiato entro stampo, con decorazione in rilievo.
Manufatto proveniente dall'area orientale del Mediterraneo, probabilmente di ambito siriano, databile al I sec.dopo Cristo.
Museo delle Navi, Pisa.

Bottiglia soffiata a stampo. Seconda metà I-II secolo dopo Cristo. Museo delle navi, Pisa.

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