Vie di scambio - L'età medievale

Le leggende e la tradizione marittima

 

A.Bonaiuti, Scene dalla Vita di San Ranieri (dettaglio), Affresco, Camposanto Monumentale, Pisa.

Età Medievale: indice

Patrimonio Materiale
Tradizione e innovazione
Tra Bisanzio e Islam
Patrim. Immateriale
Leggende e tradizione
marittima

Folklore
Pisa emporio marittimo
Fonti

Nella tradizione agiografica pisana appare molto importante il forte vincolo con la Chiesa di Roma e l'accento posto sulle relazioni marittime. Il culto di S. Pietro in ambito portuale e la miracolosa traslazione del corpo di S. Torpè per via di mare sottolineano l'importanza delle comunicazioni mediterranee nella diffusione del Cristianesimo: soprattutto nell'episodio di San Torpè sembra che Pisa si costituisca quale ideale tramite tra Roma e le coste del Mediterraneo nordoccidentale.

Diversamente da quanto accade per molte altre diocesi, si nota la mancanza di tradizioni agiografiche relative a martiri locali (S. Torpè infatti non era pisano) o a vescovi dei primi secoli o dell'alto medioevo.
Questa circostanza, a prima vista strana, può essere spiegata dai caratteri propri di Pisa, segnata fin dalle origini dal rapporto specialissimo con il mare, che rappresentava la sua principale ragion d'essere, in un modo che per noi, dopoché da secoli si è perduto ogni diretto contatto tra la città e il mare, risulta spesso di difficile comprensione.

Il mare e le sue attività caratterizzarono profondamente la vita cittadina in tutti i suoi aspetti, compresi quelli religiosi.

La preponderanza della funzione marittima e i vincoli che l'esercizio di tutte le attività legate al mare creava tra gli abitanti, possono aiutarci a comprendere l'assenza di tradizioni agiografiche relative a vescovi: il presule cioè non sembra avere avuto qui quella funzione, altrove presente, di raccordo tra i cittadini e di simbolo e rappresentante dell'identità cittadina, identità creata invece dal mare e da tutto ciò che vi era connesso.


San Ranieri

Antonio Veneziano, Il ritorno di S.Ranieri a Pisa, Camposanto Monumentale, Pisa.

San Ranieri Scacceri

La leggenda narra che in gioventù, l’aristocratico Ranieri, della nobile famiglia degli Scacceri, fosse decisamente esuberante, commettendo anche qualche piccolo furto.

In seguito, si dette alla vita religiosa ed all’eremitaggio, e tra Gerusalemme, Acri ed altre città della Palestina condusse la sua esistenza all’insegna della santità, compiendo i primi miracoli quando era ancora in vita. Tra questi, se ne ricordi almeno uno, quello che gli permise di condurre il viaggio da Acri a Napoli in una sola notte, quando in media occorrevano circa due mesi.

Morì nel 1161 e venne proclamato patrono di Pisa e dei viaggiatori.

 

Andrea Bonaiuti (1343-1377), S.Ranieri in Terra Santa. Affresco, Camposanto Monumentale, Pisa

Kinzica Gismondi

Kinzica de' Gismondi

La leggenda di Kinzica testimonia con i colori del mito la realtà di una Pisa dell’anno Mille contrassegnata dallo scontro con le forze saracene.
A seguito della conquiste dei musulmani di Corsica e Sardegna, la violenza degli attacchi sulle coste tirreniche si fece sempre maggiore. In occasione di un attacco perpetrato ai danni di Reggio Calabria, i pisani inviarono una flotta al comando di Pandolfo Capronesi a difesa delle popolazioni cristiane, dietro esplicita richiesta papale. Approfittando dell’assenza della flotta, il saraceno Mughaid (noto come Musetto), con un viaggio a sorpresa dalla Sardegna giunse sul litorale pisano e riuscì a penetrare, nottetempo, nella zona nuova di Pisa, a sinistra dell’Arno, prevalentemente abitata da mercanti stranieri e scarsamente difesa. L’allarme, si racconta, fu dato, appunto, da Kinzica de’ Gismondi, una giovane donna che riuscì a sfuggire al controllo dell’irruzione nemica e raggiunse l’altro lato dell’Arno, dove si trova il centro nevralgico della Repubblica e la gran parte dei concittadini armati. Questi ultimi, organizzatisi rapidamente, riuscirono in poco tempo a respingere gli assalitori, che avevano già appiccato il fuoco nei pressi del porto.
Il nome Kinzica, in realtà, era il nome di un quartiere della città, quello abitato da mercanti e commercianti di recente insediamento. Ma ciò che più interessa è l’etimologia incerta di questo toponimo, che peraltro si trova attestato anche in altre località. Le ipotesi sulla sua origine sono state svariate. Si ricordino a titolo di esempio le due etimologie presentate da un erudito di storia locale, il Roncioni. La prima vorrebbe che “chinsica” fosse la corruzione di una parola islamica che significherebbe “bruciare” o “al fuoco”, ipotesi inventata di sana pianta dallo stesso storico, forse ispirato dalle fonti, nelle quali la parola era menzionata sempre in occasione di un incendio.
La seconda ipotesi, sarebbe invece quella che la vorrebbe nome di questa eroina pisana, una leggenda popolare del tutto infondata che parrebbe essere stata ispirata dalla presenza di un altorilievo di marmo di età romana (risalente al III/IV secolo dopo Cristo) ancora conservata sulla facciata di un palazzo cittadino.
Vi è poi una terza interpretazione, non suffragata però da sufficiente motivazione linguistica, in base alla quale si propone la fusione delle due radici kun “mercato” e sauk “coperto e protetto”, oppure una possibile derivazione dalla parola greca “magazzino, emporio”.
L’ipotesi più probabile è piuttosto l’origine etimologica germanica, longobarda per l’esattezza, come provato anche dalle attestazioni in territori dove non vi fu infiltrazione araba ma una consistente presenza longobarda.

 

La leggenda di San Torpè


Lettera d’inizio di una pagina miniata della Bibbia di Calci (Pisa).

La leggenda di San Torpè

Accanto alla leggenda dello sbarco di San Pietro in uno degli scali marittimi posti presso Portus Pisanus e Pisa, oggi San Piero a Grado, significativa appare la tradizione agiografica di S. Torpè, comunemente datata al VI-VII secolo.

Secondo la leggenda, Torpé (o Torpete), appartenente all'«officium Neronis», sarebbe giunto a Pisa al seguito dell'imperatore. Convertitosi per opera dello Spirito Santo, fu battezzato dal prete Antonio, eremita sui monti tra Pisa e Lucca. Incarcerato per la sua fede, fu sottoposto a numerose torture, dalle quali uscì indenne, finché non venne decapitato «in Gradum Arnensem». La testa rimase a Pisa, mentre il corpo fu abbandonato insieme con un cane ed un gallo su una barca, che approdòin Spagna, «in Portum Sinus», dove fu sepolto e gli fu eretta una chiesa.

Il testo segue gli elementi stereotipi del racconto agiografico di quei tempi.

Le citazioni urbanistiche e toponomastiche riconducono ad un estensore di area pisana, che intendeva non solo far risalire l'origine del cristianesimo locale al I secolo ma anche illustrare e giustificare i contatti, di natura non esclusivamente commerciale, con altre regioni del Mediterraneo, in questo caso la Spagna e la Provenza.

TEXT 1


 

< indietro