Le leggende e la tradizione marittima
A.Bonaiuti, Scene dalla Vita di San Ranieri (dettaglio), Affresco, Camposanto Monumentale, Pisa. |
Nella tradizione agiografica pisana appare molto importante
il forte vincolo con la Chiesa di Roma e l'accento posto sulle relazioni
marittime. Il culto di S. Pietro in ambito portuale e la miracolosa traslazione
del corpo di S. Torpè per via di mare sottolineano l'importanza
delle comunicazioni mediterranee nella diffusione del Cristianesimo: soprattutto
nell'episodio di San Torpè sembra che Pisa si costituisca quale
ideale tramite tra Roma e le coste del Mediterraneo nordoccidentale.
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San Ranieri
Antonio Veneziano, Il ritorno di S.Ranieri a Pisa,
Camposanto Monumentale, Pisa. |
San Ranieri Scacceri La leggenda narra che in gioventù, l’aristocratico Ranieri, della nobile famiglia degli Scacceri, fosse decisamente esuberante, commettendo anche qualche piccolo furto. In seguito, si dette alla vita religiosa ed all’eremitaggio, e tra Gerusalemme, Acri ed altre città della Palestina condusse la sua esistenza all’insegna della santità, compiendo i primi miracoli quando era ancora in vita. Tra questi, se ne ricordi almeno uno, quello che gli permise di condurre il viaggio da Acri a Napoli in una sola notte, quando in media occorrevano circa due mesi. Morì nel 1161 e venne proclamato patrono di Pisa e dei viaggiatori.
Andrea Bonaiuti (1343-1377), S.Ranieri in Terra Santa. Affresco, Camposanto Monumentale, Pisa
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Kinzica Gismondi
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Kinzica de' Gismondi La leggenda di Kinzica testimonia con i colori del mito
la realtà di una Pisa dell’anno Mille contrassegnata dallo
scontro con le forze saracene.
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La leggenda di San Torpè
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La leggenda di San Torpè Accanto alla leggenda dello sbarco di San Pietro in uno degli scali marittimi posti presso Portus Pisanus e Pisa, oggi San Piero a Grado, significativa appare la tradizione agiografica di S. Torpè, comunemente datata al VI-VII secolo. Secondo la leggenda, Torpé (o Torpete), appartenente all'«officium Neronis», sarebbe giunto a Pisa al seguito dell'imperatore. Convertitosi per opera dello Spirito Santo, fu battezzato dal prete Antonio, eremita sui monti tra Pisa e Lucca. Incarcerato per la sua fede, fu sottoposto a numerose torture, dalle quali uscì indenne, finché non venne decapitato «in Gradum Arnensem». La testa rimase a Pisa, mentre il corpo fu abbandonato insieme con un cane ed un gallo su una barca, che approdòin Spagna, «in Portum Sinus», dove fu sepolto e gli fu eretta una chiesa. Il testo segue gli elementi stereotipi del racconto agiografico di quei tempi. Le citazioni urbanistiche e toponomastiche riconducono ad un estensore di area pisana, che intendeva non solo far risalire l'origine del cristianesimo locale al I secolo ma anche illustrare e giustificare i contatti, di natura non esclusivamente commerciale, con altre regioni del Mediterraneo, in questo caso la Spagna e la Provenza.
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