Vie di scambio - L'età medievale

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Folklore
Pisa emporio marittimo
Fonti

 

Oltre al più noto Gioco del Ponte, che prevede la divisione della città in due parti, divise dal fiume Arno, che si fronteggiano spingendo da parti opposte un pesante carrello posto sul Ponte di Mezzo (e le cui origini si fanno risalire al gioco di “mazzascudo” di origine medievale), più prettamente legati alle origini marittime e navali della città, si ricordano:


G.M.Terreni, Gioco del Ponte. Il Combattimento, 1785


La Regata Storica

 

 

La regata discende dalla tradizione degli antichi Palii che venivano corsi in Pisa per celebrare l’Assunta, fin dal medioevo. Fu però nel 1494 che i pisani celebrarono il Palio in Arno, e non con altri tipi di competizioni, per celebrare la promessa di libertà da Firenze fatta loro da Carlo VIII.

La tradizione vuole che fin dal XIII secolo si avessero gare in Arno tra barche e che, dopo la vittoria di Lepanto del 1571, la gara assumesse il significato simbolico di una rappresentazione delle glorie militari della Repubblica pisana.

La regata si svolge il 17 giugno come parte dei festeggiamenti per il patrono della città, San Ranieri. È una gara di barche che si svolge in Armo, controcorrente, su un percorso di 1500 metri, a partire da Ponte Solferino. Vi partecipano, con imbarcazioni cinquecentesche e colori diversi, i rappresentanti di quartieri cittadini: Santa Maria (celeste), San Francesco (giallo), San Martino (rosso), Sant’Antonio (verde).

Vince chi prende il paliotto della vittoria che si trova in cima al pennone sul pontone del traguardo.

La Regata delle Repubbliche Marinare

 

Di recente istituzione (1955), questa manifestazione intende rievocare i fasti della quattro antiche repubbliche marinare della penisola.

Si tratta di una competizione, preceduta da sfilate storiche nei costumi d’epoca, che si svolge a Pisa ogni 4 anni e che vede una gara nautica sul fiume Arno tra le imbarcazioni rappresentanti le quattro città.

 

La Luminaria



 

Questa manifestazione si svolge ogni notte del 16 giugno, alla vigilia della festa del patrono della città, San Ranieri.

In tale data si illuminano i Lungarni attrezzando sui contorni di palazzi, finestre ed ornati architettonici dei supporti di legno (“biancherie”) ai quali vengono fissati oltre ottantamila candelotti di cera, mentre in Arno vengono lasciati alla corrente altri lumini galleggianti.

A tarda notte, il lancio di fuochi artificiali dalla Cittadella completa la fiabesca scenografia.

Si perde nei secoli la tradizione di illuminare le strutture architettoniche dei palazzi cittadini, soprattutto in occasione di feste, cerimonie religiose o visite di personaggi importanti; ma la nascita della Luminara attuale risale al 25 marzo 1688, quando Cosimo III dei Medici fece collocare l'urna contenente le ossa del santo dall’altare di San Guido a quello dell’Incoronata.

 

Gastronomia

 

Trattare della gastronomia riveste un indubbio interesse proprio perché l’area mediterranea costituisce una regione socialmente e culturalmente definita dove l’alimentazione suppone concrete implicazioni ben al di là delle semplici considerazioni dietetiche o nutrizionali, venendo invece a coinvolgere ed a determinare gli stili di vita e le relazioni sociali degli individui.

Pisa offre tutta la cucina toscana di mare e di terra, oltre a qualche piatto particolare, come la minestra di fagioli bianchi di S. Michele, le bavettine sul pesce, la zuppa di ranocchi e quella di riso con le arselle, le “pallette” di farina gialla o il condimento alla “fornaia”, con noci, formaggio, olio e basilico.
Tra i pesci, sono ottimi il mùggine della foce dell'Arno alla griglia, le “cèe” alla pisana (cioè anguille appena nate cotte in padella con olio, aglio e salvia e poi in forno con salsa di uova sbattute e limone) e l’anguilla in ginocchioni, il pesce ragno bollito e il baccalà o stoccafisso in agrodolce.
Altrimenti, si può scegliere tra lo sformato di fagioli con le animelle, i filoni di vitello e besciamella, le fave al prosciutto ed i fagioli all’uccelletto. E poi la bistecca alla cacciatora, con funghi porcini, pomodori e cipolle, la faraona al cartoccio e la trippa alla toscana.
In numerose preparazioni viene utilizzata la selvaggina, in particolare: fagiani, anitre, tordi, alzàvole, fòlaghe, cinghiale, conigli di macchia e lepri.
Vengono inoltre prodotti localmente alcuni tipi di formaggio, fra cui il pecorino. Si possono poi gustare i necci, cioè schiacciatine di farina di castagne, la torta coi bischeri ed i brigidini all’anice, il tutto annaffiato dal Chianti delle colline pisane e dal bianco di S. Torpé.

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