Vie di scambio - L'età medievale

Tra Bisanzio e Islam: resti e testimonianze

Pisa nel Mediterraneo

 

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Nei secoli XII e XIII gli scambi commerciali e le relazioni economico-politiche di Pisa con l’Impero bizantino e con l’area del Mediterraneo orientale nel suo complesso furono intensi ed ebbero un impatto di fondamentale importanza sulla vita culturale della città. Un’analoga diffusione si ebbe nell’ambito del mediterraneo occidentale, dove lo scontro-incontro con il mondo islamico fu occasione del fiorire di nuove relazioni commerciali, di ulteriori contaminazioni scientifico-culturali e di ulteriore diffusione della presenza pisana. Infatti, mentre nel secolo XI i rapporti con le terre musulmane era stato caratterizzato da scontri ed azioni militari, nel successivo si evolsero verso una forma di convivenza e di consolidamento delle reciproche posizioni, rendendo possibili accordi commerciali con i quali Pisa si garantì l’accesso ai maggiori mercati d’Egitto, Palestina, delle Baleari e delle coste barbaresche, Tunisi in particolare. È per altro da sottolineare come la Repubblica non si facesse scrupolo di assicurare al Maghreb il rifornimento di merci esplicitamente vietate da leggi imperiali e da decisioni conciliari, quali il ferro dell’Isola d’Elba ed altri metalli,ma soprattutto legname lavorato per utilizzazione anutica e persino imbarcazioni realizzate nell’arsenale pisano.Pisa assunse l’aspetto di un crogiolo di lingue e di razze, descritta in alcune fonti coeve come una vera Babele.

Bisanzio. Civitates Orbis Terrarum, di Braun e Hogemberg, 1572

L’espansione marittima e commerciale dei pisani è testimoniato da una quantità di documenti ed oggetti rari e preziosi di grande interesse artistico e storico ad oggi presenti sul territorio. L’influenza della civiltà islamica, così come – forse solo secondariamente - di quella bizantina, supera però il semplice lascito di collezioni pregiate, ma rivendica un ruolo di primo piano nel determinare alcune della più specifiche caratteristiche dell’architettura medievale della città. Basti pensare alla singolare struttura architettonica del Duomo, in grado di rievocare effetti di chiara influenza araba ed affinità con il mondo bizantino, e della Siria, del Cairo e del Marocco.


I bacini ceramici

Bacino n°292. Esemplare databile tra la fine del XII secolo-inizi del XII, prodotto in Tunisia, tecnica “a cobalto e manganese”. Originariamente collocato ad ornamentazione esterna della chiesa di S.Michele degli Scalzi, Pisa.

Bacino n°19. Esemplare di epoca “califfale” (ultimo quarto del X -primo quarto dell’XI secolo). Eseguito “in verde e manganese”, su smalto stannifero bianco, presso Palma di Maiorca (Spagna). Originariamente collocato ad ornamentazione esterna della chiesa di San Piero a Grado, Pisa.


Galleria/Gallery

 

Con bacino ceramico si intende convenzionalmente un recipiente, più o meno concavo, creato per l’uso domestico, ma utilizzato anche quale motivo decorativo, inserito con varie tecniche nella struttura architettonica esterna di edifici, per lo più religiosi. A Pisa si fece largo uso di tali manufatti in età medievale, come testimoniano il gran numero di bacini conservati fino ad oggi. Questa tecnica di abbellimento architettonico, attuata prevalentemente tra l’ultimo quarto del X secolo e gli inizi del XV, fu infatti utilizzata nell’area pisana con una diffusione davvero straordinaria e che non trova analoghe attestazioni altrove.

Il ricorso a queste ceramiche, di facile recupero e di rapida applicazione, permetteva di realizzare un ornamento con particolari effetti cromatici, inoltre garantiva una buona resistenza agli agenti atmosferici grazie ad una superficie dotata di rivestimento vetrificato e pertanto impermeabile. Un aspetto senz’altro significativo per determinarne un impiego così intensivo fu la relativa facilità d’integrazione all’interno della struttura muraria, fosse questa in pietra o in laterizio, senza dover ricorrere a maestranze specializzate.
I manufatti si differenziano tra loro per le diverse qualità d’impasto, con una base in argilla cotta, e per i caratteristici processi di rivestimento vetrificato, distinguibili per tecniche di realizzazione e peculiarità cromatiche e decorative. In merito a ciascun esemplare, o gruppo di esemplari simili, si può risalire ad una specifica origine geografica ed epoca storica. In particolare, dall’ultimo quarto del X secolo a tutto l’XI, si attestano ceramiche islamiche dall’Egitto, dalla Sicilia-Tunisia, dall’al-Andalus e da Maiorca.
Nel XII secolo, a una importazione dalle stesse aree, si aggiungono alcuni esemplari di ceramiche bizantine e pochi altri, invetriati, provenienti dall’Italia meridionale. Infine, dalla prima metà del XIII, accanto alle ceramiche islamiche che continuano ad essere presenti sul territorio, fanno la loro comparsa anche prodotti italiani, quali le ceramiche realizzate con tecnica ad ingobbio e graffiti tipiche dell’area ligure (Savona), le smaltate “protomaioliche” del meridione e le “maioliche arcaiche” pisane.

È da osservare che, con la trasmissione a Pisa delle conoscenze tecniche di vetrificazione a duplice cottura e il conseguente affermarsi della produzione locale (soprattutto dal finire del XIII-inizi del XIV), la possibilità da parte dei costruttori di poter disporre di un più ricco assortimento del materiale ceramico si convertì in una maggior attenzione nella scelta delle decorazioni e nell’accostamento con i motivi architettonici, mentre si segna il parallelo inizio di una significativa esportazione dei prodotti pisani in tutto il Mediterraneo occidentale.

Queste ceramiche rappresentano dunque, assai prima che si abbia documentazione in merito nelle fonti scritte, una delle più chiare prove dell’esistenza di attivi scambi commerciali tra il porto pisano e numerosi centri dell’Africa settentrionale e della Spagna islamica, ma anche del mondo bizantino, dell’Italia meridionale e della Liguria.

L’intensità di questi rapporti è peraltro dimostrata anche da innumerevoli altre testimonianze. Si ricordino, almeno, le opere letterarie celebranti le vittorie riportate nelle spedizioni navali condotte per buona parte del Mediterraneo occidentale, ma anche gli accordi di pace e di commercio stilati con alcuni stati musulmani; o le illustri tracce rimaste nel patrimonio pisano dell’influenza artistica e culturale islamica e bizantina, quali alcuni elementi del complesso monumentale di Piazza dei Miracoli e di altre chiese cittadine, i numerosi motivi architettonici di gusto arabizzante e gli oggetti preziosi giunti quali prede o doni.

Gli scambi culturali riguardarono inoltre anche gli ambiti linguistico, accogliendo nel volgare pisano antico e nella toponomastica alcuni significativi arabismi, e scientifico, con l’introduzione dei numeri arabi grazie all’intermediazione del matematico e commerciante pisano Leonardo Fibonacci.

 

 

 

Il grifo



Il grifo

Prezioso oggetto in bronzo fuso di pregiata fattura ed eccellente esempio di arte islamica fatimita del secolo XI, di produzione spagnola.

Si tratta di un leone di grandi dimensioni, con ali e testa d’aquila, di corporatura massiccia e fattezze mostruose, finemente decorato con motivi figurativi. Secondo un’iscrizione cufica incisa sul dorso, traducibile come:

“perfetta benedizione", "completo benessere", "gioia perfetta, pace perpetua", "salute perfetta, felicità a chi lo possiede”.

Il popolo arabo attribuiva a questa statuetta virtù propiziatorie.

L’oggetto giunse in possesso dei pisani durante l’epoca di massimo splendore della Repubblica, tra l’XI ed i primi decenni del XII secolo, probabilmente come bottino di guerra.

La sua destinazione originaria permane ignota, ma con molta probabilità si trattava di un getto di fontana, forse impiegato in una delle monumentali fontane attestate a Medina Azzahra.

A Pisa, era stato anticamente collocato in cima alla parte orientale del Duomo, a testimonianza di forza e di prezioso ornamento. Oggi vi si trova una copia, mentre l’originale si conserva presso il Museo dell’Opera del Duomo, al riparo dalla intemperie.

Pisa e Bisanzio

Bisanzio. Civitates Orbis Terrarum, di Braun e Hogemberg, 1572


Pisa e Bisanzio

I contatti di Pisa con l’Impero bizantino furono intensi a partire dagli ultimi anni del secolo XI.

Nei primi anni del secolo XII fu lo stesso imperatore Alessio I Comneno, con un atto del 1111, a stipulare un’alleanza con Pisa e così la città ottenne forti vantaggi commerciali, una serie di doni annuali e la concessione di un quartiere nella città di Costantinopoli.
L’insediamento pisano nella capitale bizantina consisteva in una struttura con banchina di approdo, fondaci ed abitazioni; più tardi, nel 1160, fu concesso ai Pisani l’uso di due chiese, una intitolata a San Nicola, l’altra a San Pietro. Sono numerosi i pisani che vi si stabilirono per lunghi periodi, sposandosi con donne greche. In questo modo la conoscenza della lingua greca conobbe a Pisa livelli unici nel mondo occidentale del tempo. Si ricordino in particolare Burgundio da Pisa, che tradusse importanti opere della letteratura bizantina, mentre i teologi Ugo Eternano e Leone Toscano tentarono di trovare un punto d’unione tra la Chiesa latina e quella greca.

Ulteriori influssi sono reperibili nell’arte pisana, in particolare si ricordi il fenomeno dell’imitazione, nella pittura su tavola, del modello dell’icona bizantina.

Nuovi privilegi furono poi concessi ancora nel 1170, come conseguenza della politica antiveneziana perseguita dall’imperatore Manuele I Comneno.
Contemporaneamente ci è attestata la presenza pisana in altri centri dell’Impero, tra i quali Almiro, in Grecia, e a Tessalonica, il più importante porto dei Balcani.

Nel 1204, nel corso delle vicende della quarta crociata che portarono alla conquista latina di Costantinopoli, Pisani e Genovesi si schierarono a difesa della città. Pur unendosi ai crociati solo in un secondo momento. I privilegi pisani nell’Oriente bizantino furono confermati anche dalla nuova corte imperiale.
Lo stanziamento a Costantinopoli garantì una sempre più intensa espansione degli interessi commerciali pisani nel Mar Nero, nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale; nell’ultimo quarto del secolo XIII insediamenti pisani sono ben noti da Cipro alla Crimea e addirittura un ‘porto pisano’ ci è noto in questi anni alla foce del Don.
Le relazioni con l’Oriente bizantino proseguiranno anche nel corso del secolo XIV, ma con assai minore intensità.


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