Si conserva presso la Biblioteca Comunale di Siena un codice cartaceo,
il mss K-III-56, nel quale sono compresi tre documenti dedicati
alle “Imprese delle Galere serenissime”.
Si tratta di inventari, in forma di cronaca o di sommario, che fanno riferimento
ad azioni di guerra, spedizioni e crociere della flotta stefaniana nella
acque del Mediterraneo.
Principalmente, si pone particolare enfasi all’inventario delle
“prese”, cioè alla cattura di navigli e di schiavi,
realizzate dalla Marina dell’Ordine. I tre documenti nel loro insieme
si riferiscono, seppur in modo discontinuo, all’intero XVII secolo
ed arricchiscono notevolmente le nostre conoscenze sulle imprese della
corsa stefaniana, soprattutto per quanto riguarda i dati quantitativi
rispetto alle informazioni sugli schiavi catturati e sui cristiani liberati,
ma anche per le precisazioni relative alle tappe e allo svolgimento delle
crociere.
Il primo dei tre documenti, intitolato “Imprese delle Galere
Serenissime”, contiene una lista cronologica che va dal 1563
al 1667 e presenta un succinto regesto in merito a ciascuna spedizione
espletata dalla flotta dell’Ordine in quell’arco di tempo,
indicando la data e il luogo dell’avvenimento, oltre ad alcuni particolari
dell’azione qualora si fosse segnalata per aspetti degni di interesse,
il nome del comandante e il numero delle imbarcazioni impegnate, una descrizione
delle forze nemiche (talvolta anche delle merci trasportate e della rotta
da loro seguita), il numero dei prigionieri catturati e dei cristiani
liberati dalla schiavitù.
Il secondo documento, “Memorie d’imprese fatte dalle Galere
serenissime ricavate da un libro di ricordi della bo[na] me[moria] del
Capitan Bartolomeo Tordoli stato Piloto Reale delle med[esim]e Galere,
incominciando dal dì 23 novembre 1617 fino al 2 giugno 1647”,
copre in realtà solo il periodo fino al 1625 e si limita ad aggiungere
alcune notizie aneddotiche in più agli avvenimenti già noti
precedentemente.
Infine, in “Nota di prese fatte dalla squadra delle Galere Ser[enissi]me
copiate ab-verbum, come sono descritte ne’ Ruoli delli Schiavi che
di presente si ritrovano nello scrittoio del Bagno”, si trova
la trascrizione riassunta di un registro in sei volumi, stilato dal sindaco
dell’Istituto, Camillo del Seta, nel quale si venivano annotando
numero e caratteristiche degli schiavi che le galere consegnavano al Bagno
di Livorno al loro ritorno, e che copre gli anni dal 1569 all’estate
del 1692.
Presso l’Archivio di Stato di Pisa si conservava anche un codice
pergamenaceo nel quale si elencavano tutte le prede, tra cui l’elenco
degli schiavi catturati e delle splendide bandiere islamiche, 117 drappi
di varie dimensioni recentemente restaurati, strappate ai legittimi proprietari
dalla Marina stefaniana in occasione dei numerosi scontri intercorsi dall’anno
1568 al 1688.
Tale registro è andato distrutto durante la Seconda guerra Mondiale,
ma fortunatamente il suo contenuto era stato precedentemente trascritto
e pubblicato.

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